Ubriaco semina il panico al bar: arrestato

In manette un operaio di 36 anni: insulta i clienti di Sweet Point, poi minaccia e aggredisce i carabinieri
CHIETI. Ha iniziato a infastidire e provocare i clienti del bar Sweet Point di Chieti Scalo. Poi si è scagliato contro i carabinieri, spintonandoli e minacciandoli: «Vi faccio neri, vi mangio il cuore», e giù una serie di insulti irripetibili. Giuseppe Urbano, 36 anni, operaio di Melfi (Potenza), è stato arrestato dai militari del nucleo operativo e radiomobile, coordinati dal maggiore Massimo Capobianco e dalla tenente Maria Di Lena: è accusato di oltraggio, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale.
L’episodio avviene tra domenica e lunedì in via Travaglini, di fronte alla Camera di commercio. È da poco passata mezzanotte quando al 112 arriva una telefonata per segnalare un giovane, visibilmente ubriaco, che si aggira tra i tavoli del frequentato locale infastidendo i clienti. In particolare, il ragazzo se la prende con un 22enne che, in un clima di assoluta tranquillità, sta trascorrendo la serata con il padre: lo provoca e cerca di indurlo alla rissa. Quando arriva la pattuglia, Urbano non si placa. Anzi, continua a insultare i presenti e a prendersela con gli sconosciuti: «Siete dei lecchini, vi faccio vedere io». I militari invitano i clienti ad allontanarsi per provare a tranquillizzare l’uomo, il quale lavora come manovale in una ditta del suo paese d’origine che ha vinto un appalto in zona. Ma è tutto inutile. Il 36enne offende ancora i carabinieri e tenta di impedire a uno di loro di identificarlo: risponde alle domande in modo farneticante, quindi lo aggredisce. Dopo l’ennesima spinta, l’esagitato viene bloccato. Le minacce non si fermano neppure durante il tragitto verso la caserma: «Quando scendo vi uccido, vi stacco la testa». La sceneggiata prosegue anche all’interno degli uffici dell’Arma, dove l’arrestato – già in passato finito nei guai per reati analoghi – inizia a prendere a testate la porta della camera di sicurezza. Ecco perché è indispensabile l’intervento di un’ulteriore pattuglia per impedire che faccia male a se stesso e agli altri. Fin qui la cronaca della nottata di eccessi.
Ieri mattina, dopo essere stato trattenuto in caserma, su disposizione del sostituto procuratore Giuseppe Falasca, Urbano è comparso davanti al tribunale di Chieti. «Ero ubriaco, non ricordo nulla: chiedo scusa ai carabinieri», ha detto in aula, difeso dall’avvocato Maria Domenica Porreca. Il giudice Maurizio Sacco ha convalidato l’arresto, disponendo nei confronti dell’imputato l’obbligo di dimora nel Comune di residenza in attesa del processo rinviato al 12 ottobre. (g.let.)
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