Uccise e derubò la sarta del paese, confermati 22 anni di carcere a un uomo

Nessuno sconto per Flavio Meo, il 61enne che sferrò una coltellata fatale contro Carolina D’Addario. I familiari della vittima: «Ridurre la pena sarebbe una beffa»
GISSI. Confermata dalla Corte d’Appello dell’Aquila (presidente Alfonso Grimaldi, a latere Laura D’Arcangelo e la giuria popolare) la condanna a 22 anni di reclusione per omicidio aggravato e rapina a carico di Flavio Meo, il 61enne disoccupato di Palmoli che il 23 dicembre 2023 uccise la sarta del paese Carolina D’Addario, 84 anni, con una coltellata. Il difensore dell’imputato, l’avvocato Luigi Masciulli, ieri aveva chiesto una riduzione della pena in quanto a suo dire Meo non voleva uccidere l’anziana. L’omicidio sarebbe stato a suo dire una conseguenza della rapina.
Di ben altro avviso i legali della famiglia della donna, gli avvocati Agostino Chieffo e Alessandro Orlando. «Siamo soddisfatti della sentenza», ha dichiarato Chieffo, «Carolina D’Addario è stata uccisa da una persona che aveva accolto a casa e aiutato. Una riduzione della pena sarebbe stata una beffa». L’avvocato Masciulli però non ci sta e ha annunciato ricorso in Cassazione. Ieri al processo d’appello hanno assistito il figlio di Carolina e una nipote. Per loro, la morte dell’anziana è una ferita ancora aperta. Carolina D’Addario venne uccisa nella sua abitazione di Gissi il 23 dicembre del 2023.
Il pm Vincenzo Chirico, durante il processo di primo grado davanti ai giudici della Corte D'Assise di Lanciano, aveva chiesto trent’anni di reclusione, mentre la parte civile, in rappresentanza dei familiari della vittima, l’ergastolo. Secondo la ricostruzione degli investigatori Meo era in cerca di soldi e si era portato un coltello lungo 22 centimetri per spaventare l’anziana, ma la situazione prese una piega violenta. Davanti alla richiesta di denaro la donna reagì e venne raggiunta da una coltellata fatale al polmone sinistro. Dopo aver colpito a morte la donna, l’uomo aveva portato via dall'abitazione oltre 20mila euro e alcuni oggetti preziosi.
In un primo momento si era pensato a una morte naturale, ma i familiari della donna allertati dagli operatori dell’agenzia di pompe funebri, nel momento in cui si apprestavano ad organizzare il funerale, si erano insospettiti per una ferita, da cui era uscito sangue rimasto sugli abiti e per la sparizione della fede, degli orecchini e della collanina che l’anziana indossava sempre. Da qui la denuncia ai carabinieri. Una settimana dopo, anche grazie ad un video di una telecamera nei pressi dell'abitazione della donna, gli investigatori individuarono l'assassino e lo arrestarono. I soldi e gli oggetti rubati furono trovati all'interno di una intercapedine nell’abitazione di Meo; anche l’arma del delitto, gettata in un dirupo, venne recuperata e sequestrata. Una vicenda che Gissi ricorda ancora con rammarico. Meo si dice pentito ma dovrà scontare una lunga pena.
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