Uccise la madre con 34 coltellate «Sono in galera ingiustamente»

Cristiano De Vincentiis: «Lei mi ha aggredito, io mi sono difeso. Ho avuto paura, pensavo di morire» Ma l’imputato, sotto processo con un’accusa da ergastolo, si contraddice più volte davanti ai giudici
CHIETI. Che abbia ucciso la madre con 34 coltellate alla schiena, al collo e alla nuca è un fatto assodato. Ma Cristiano De Vincentiis, 51 anni, davanti alla Corte d’assise di Chieti, parla di «disgrazia» e scandisce al microfono: «Io sono in galera ingiustamente. Lei mi ha aggredito e io mi sono difeso: ho avuto paura, pensavo che mi avrebbe ucciso». L’assassino, arrivato in tribunale accompagnato dalla polizia penitenziaria del carcere di Viterbo, si contraddice più volte nel corso dell’esame di fronte al presidente Guido Campli (giudice a latere Maurizio Sacco) e al pubblico ministero Giancarlo Ciani che gli contesta l’omicidio volontario aggravato. Un’accusa da ergastolo per il delitto di Paola De Vincentiis, 69 anni, originaria di Lanciano, avvenuto il 19 ottobre 2022 in una piccola casa di Bucchianico, al civico 4 di via Cappellina San Camillo.
L’imputato sostiene di non aver avuto mai discussioni con la madre legate a motivi economici, affermando l’esatto contrario di ciò che aveva dichiarato nel corso dell’interrogatorio davanti al pm all’indomani delle pugnalate. «Ero in ospedale sotto l’effetto di farmaci», dice l’assassino, «se ho detto quelle parole, erano stupidaggini. Piangevo per mia madre, mi avevano dato la morfina». Per l’accusa, invece, quel giorno l’arrestato era apparso molto lucido, al punto di ricostruire ogni fase dell’omicidio.
«I nostri rapporti erano buoni», dice ora De Vincentiis, «c’era amore e affetto. Abbiamo avuto qualche normale discussione, una volta forse ho buttato in aria un piatto, ma non ho mai toccato con un dito né mia madre né mia zia Angela che viveva con noi». E ancora: «Non abbiamo mai avuto problemi di soldi», continua l’assassino, affermando che non era a conoscenza del fatto che la madre in più occasioni era andata a chiedere soldi al parroco. «Faceva la povera, ma era piena di soldi. In casa nostra entravano 2.200 euro al mese. Avevamo il conto in banca cointestato, ma io mi fidavo di mia madre e chiedevo a lei i soldi. Sì, andavo spesso a cena fuori: mi ero innamorato di un ristorante in cui pagavo solo 20 euro».
De Vincentiis dice poi che la madre spendeva i soldi per giocare al bingo e comprare cocaina (minime dosi di sostanza stupefacente sono state assunte dalla vittima poco prima dell’omicidio, come accertato nel corso dell’autopsia).
Quanto al delitto, invece, ecco l’ultima versione dell’imputato: «Quella mattina mi sono svegliato per il dolore, con il coltello piantato nel collo. Lei mi guardava con gli occhi da pazza. Io ho cercato di alzarmi, lei mi ha tolto il coltello e me lo ha conficcato alla gamba. Ho sentito ancora dolore, ho cercato di toglierlo. E mia madre mi ha colpito con uno schiaccianoci d’acciaio. Ho avuto paura. A quel punto abbiamo avuto una colluttazione per il coltello. Io pensavo di averle dato tre coltellate. Evidentemente non mi sono reso conto delle altre. Quando è caduta per terra, sono uscito dalla stanza».
Rispondendo alle domande del difensore, l’avvocato Gian Luca Totani, l’imputato aggiunge: «Poi ho chiamato i carabinieri e l’ambulanza. Siccome non sapevo il nome della via in cui abitavamo, sono uscito fuori per chiedere a una signora: mi sono portato dietro il coltello perché temevo che mia madre potesse aggredirmi ancora».
La Corte d’assise ha nominato come perito lo psichiatra Giovanni Battista Camerini, che dovrà accertare la capacità dell’imputato di partecipare coscientemente al processo e la capacità di intendere e di volere dell’assassino al momento del fatto. La sentenza arriverà nella prossima udienza, in programma il 30 settembre. (g.let.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

