Uccise la moglie con le bastonate: scontro in aula tra le due perizie

12 Giugno 2021

Per D’Ovidio, medico legale dell’accusa, la donna fu uccisa per i colpi inferti e per la lussazione al collo Secondo Ciccarese, medico legale della difesa, l’uomo non avrebbe avuto la forza per una torsione

LANCIANO. Scontro di perizie in Corte d’assise a Lanciano dove è in corso il processo a Domenico Giannichi, 70 anni, che il 29 novembre 2019, al culmine di una lite, uccise a bastonate la moglie Luisa Ciarelli, 65 anni: l’uomo è accusato di omicidio volontario aggravato dall’aver agito per futili motivi e con crudeltà verso il coniuge. Ieri in aula a parlare i due medici legali: Cristian D’Ovidio, perito dell’accusa sostenuta in aula dal procuratore Giampiero Di Florio, che eseguì anche l’esame autoptico sulla donna, e Raffaele Ciccarese, perito della difesa affidata all’avvocato Alberto Paone. Due perizie che evidenziano la violenza dei colpi inferti dal pensionato alla moglie, al culmine di una lite, ma che giungono a conclusioni diverse sulla modalità, sul colpo che ha fatto chiudere per sempre gli occhi alla donna, quella lussazione del collo, la rottura delle vertebre C1 e C2 che per D’Ovidio è stata inferta con forza da Giannichi quando la moglie era ormai quasi esanime, mentre per Ciccarese non fu così.
Nella disamina dell’omicidio, D’Ovidio ha spiegato come è morta la donna: una concausa tra i violentissimi colpi inferti da Giannichi con un bastone - un grosso ramo spezzato trovato nella boscaglia in cui i due finirono dopo aver iniziato a litigare in auto- sul volto, sul naso che le ruppe, sulla testa, pressioni alla gola e poi la lussazione del collo. «Ferite lacero-contuse del cuoio capelluto, con copiosa perdita di sangue», dice D’Ovidio, «poi altre ecchimosi alla gola, perché gliela strinse quasi a soffocarla come evidenziato dalla chiusura degli alveoli polmonari e quella lussazione del collo, quando la donna, che prima aveva tentato di difendersi, era quasi esanime, che la uccise».
«Anche la perizia di Ciccarese come D’Ovidio rileva i colpi», dice l’avvocato Paone, «le ferite, le pressioni sul collo, ma non ci sono fratture della testa, del collo, solo quella delle vertebre C1 e C2 che portò alla morte che Giannichi non poté causare perché la donna si difendeva, come dimostrano i graffi sul volto che fece al marito, e perché è una torsione del tutto innaturale che per farla serve una forza che l’uomo non aveva. L’ha colpita e voleva farlo, ma non le ruppe il collo e non voleva ucciderla».
Altra questione, infatti, che il processo deve risolvere, è la capacità d’intendere e volere del pensionato che per Paone non c’era: «Anche altri due testimoni hanno confermato che il pensionato negli ultimi tempi soffriva di disturbi psichici, era paranoico. E in carcere ha comportamenti poco consoni. Non era capace d’intendere e volere e non era uscito con l’intendo di uccidere la moglie».
Giannichi avrebbe dovuto essere interrogato ieri, ma non era presente perché da poco trasferito dal carcere di Vasto a quello di Pescara e in quarantena. Sarà ascoltato il 24 settembre, quando è stata fissata la nuova udienza.
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