Uccise moglie e amica: 30 anni di carcere

Condannato Marfisi, ma evita l’ergastolo: per il giudice, nel delitto con 78 coltellate non ci furono piano premeditato e crudeltà
CHIETI. Una condanna a 30 anni di carcere. Ha evitato l’ergastolo Francesco Marfisi, l’assassino di Ortona che ha ucciso la moglie Letizia Primiterra con 26 coltellate e l’amica di lei, Laura Pezzella, finendola con altri 52 fendenti. Secondo la sentenza sul duplice delitto del 13 aprile dell’anno scorso, Marfisi, 51 anni, non avrebbe avuto un piano premeditato per uccidere le due donne – Primiterra aveva 47 anni e Pezzella 33 – e l’avrebbe fatto senza crudeltà: sarebbe stato un delitto d’impeto. La giudice Isabella Maria Allieri, dopo un’ora e mezza chiusa in camera di consiglio, ha escluso le aggravanti della premeditazione e della crudeltà. Anche se la perizia psichiatrica disposta dalla stessa giudice ed eseguita dalla psichiatra Marilisa Amorosi, aveva stabilito che Marfisi era pienamente capace di intendere e di volere al momento del fatto. Una decisione che ha gettato nella rabbia e nello sconforto i familiari delle vittime: «Purtroppo la legge in Italia non c’è», ha detto in lacrime Iziano Primiterra, il padre della moglie di Marfisi che ha seguito tutte le udienze del processo in cerca di una giustizia che, a suo dire, resta ancora latitante.
Il pm Giancarlo Ciani aveva chiesto l’ergastolo per Marfisi, presente in aula anche ieri, composto e silenzioso come nelle passate udienze, senza la concessione delle attenuanti: «È assurdo dire che Marfisi amava la moglie e questo sentimento rappresenta un’attenuante. La verità è che Marfisi è un maschilista e narcisista», ha detto il pm in aula.
Quella di ieri è stata l’udienza più pesante per i parenti delle vittime: quando il pm ha ricostruito i momenti del doppio delitto e ha pronunciato la frase «Pezzella è stata colpita con 52 coltellate», il marito ha abbandonato l’aula piangendo e, appena uscito, si è sfogato con un pugno contro un muro.
Nel processo con rito abbreviato, le parti civili avevano chiesto oltre tre milioni di danni. Il giudice ha condannato Marfisi al risarcimento dei danni in separato giudizio disponendo una serie di provvisionali immediatamente esecutive: in particolare 200mila euro alla figlia e 150mila al figlio della Primiterra, 100mila euro al padre della Primiterra e 50mila euro a favore del fratello della vittima; 100mila euro ciascuno di provvisionale avranno il marito, i due figli e i genitori della Pezzella.
«Il giudice ha deciso e ha deciso così, non si può essere soddisfatti, si tratta comunque di un duplice omicidio, è quello che ho chiesto ed è quello che abbiamo ottenuto», ha detto il difensore di Marfisi, l’avvocato Rocco Giancristoforo. Marfisi, oltre che del duplice omicidio, era accusato anche di tentato omicidio nei confronti della donna che ospitava la moglie in casa nel giorno dell’agguato e di lesioni personali nei confronti di sua figlia incinta, rimasta ferita alla testa.

