Ucciso con calci e pugni, convalidato il fermo

Montenero. Malore per l’accusato di omicidio: è ricoverato nell’ospedale di Campobasso dove nel pomeriggio è stato interrogato del Gip di Larino
MONTENERO DI BISACCIA. Il gip del tribunale di Larino, Daniele Colucci ha convalidato il fermo per omicidio volontario aggravato del romeno di 48 anni, G.U., accusato dell’omicidio del connazionale Ion Sutu, 46 anni, avvenuto durante una lite vicino un casolare abbandonato in Contrada Padula a Montenero di Bisaccia. Lo stesso magistrato ha accolto la richiesta del pubblico ministero Luca Venturi della custodia cautelare in carcere per lo straniero anche a seguito della mancanza di una dimora alternativa al rudere.
L’udienza si è svolta ieri pomeriggio nell’ospedale Cardarelli di Campobasso dove il presunto omicida era stato ricoverato a causa di un malore dovuto a problemi cardiaci.
Il quarantottenne, assistito dal suo avvocato Simone Coscia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’uomo resterà in ospedale ancora qualche giorno prima di tornare in cella nell’istituto di pena di Larino. La Procura frentana, intanto, ha disposto per lunedì prossimo l’esame autoptico sulla vittima, nell’obitorio del San Timoteo di Termoli dove è stato trasferito subito dopo il ritrovamento del corpo da parte dei carabinieri.
Prima le ammissioni, poi la ritrattazione e infine un malore per l’accusato, ricoverato ieri in ospedale a causa di un improvviso malessere. Il trasferimento a Termoli prima e a Campobasso poi è avvenuto in tarda mattinata. Il ricovero ha fatto slittare l’interrogatorio di garanzia, previsto per le 9,30 e poi iniziato nel tardo pomeriggio.
Il suo difensore aveva rimarcato la necessità di un traduttore in quanto l’uomo non parlerebbe in maniera chiara la lingua italiana. La non conoscenza dell'italiano, secondo Coscia, avrebbe fatto ammettere a caldo al romeno colpe non sue. Ma se non è stato lui a picchiare e uccidere Sotu, chi è stato? Al momento del delitto i due romeni erano soli o con loro c’erano altri connazionali? I residenti della zona e diverse persone di San Salvo parlano del casolare di contrada Padula come un rifugio per senza tetto.
Molte risposte al giallo di contrada Padula potranno darli i risultati delle perizie che la polizia scientifica sta eseguendo su oggetti e materiali trovati nel cascinale dopo l’omicidio. Sugli oggetti potrebbero essere le impronte digitali di altri connazionali o italiani senza tetto che hanno pernottato fino a quel giorno in quel fabbricato. (p.c.)
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