Ucciso dentro casa a 40 anni: giovedì a Roma gli esami del Ris

Via alle analisi su vestiti e oggetti sequestrati nell’appartamento della vittima e ai due indagati: per risolvere il giallo parte la caccia a macchie di sangue e impronte digitali sull’arma del delitto
CHIETI. La partita per risolvere il delitto del quarantenne Francesco Ciammaichella, ucciso in casa il 10 novembre scorso con un colpo alla testa sferrato con una mazza da minigolf, si gioca sui tavoli della scienza. Un giallo sul quale i carabinieri cercheranno di fare luce a oltre duecento chilometri di distanza dalla palazzina di via Albanese in cui si è consumata la tragedia: giovedì mattina, nei laboratori romani dei carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche, inizieranno gli esami tecnici non ripetibili sul materiale sequestrato sia nell’appartamento del delitto che nelle abitazioni degli indagati per omicidio volontario, ovvero i due vicini di casa della vittima: Cristian De Leonardis, 47 anni, che vive sullo stesso pianerottolo, e Silvia Capuzzi, 57 anni, che risiede nella palazzina accanto.
A ordinare gli accertamenti biologici e dattiloscopici è stato il sostituto procuratore Giuseppe Falasca, che coordina l’inchiesta condotta dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Chieti. I due sospettati, difesi rispettivamente dagli avvocati Marco Femminella ed Emanuele Calista, potranno nominare consulenti di parte.
Per dare un nome certo all’assassino (o agli assassini) di Ciammaichella, l’attenzione dei biologi si concentrerà su eventuali macchie di sangue sui vestiti e sulle scarpe portati via dalle abitazioni degli indagati. I carabinieri, durante le perquisizioni scattate a distanza di tre giorni dall’omicidio, hanno sequestrato magliette, felpe, borse, biancheria intima, calzature, indumenti che si trovavano in lavatrice. E ancora: tappeti, asciugamani, strofinacci e altri oggetti di vita quotidiana.
Fondamentali, per scovare eventuali impronte digitali, saranno anche gli accertamenti sull’arma del delitto, trovata imbrattata di sangue a poca distanza dal cadavere. Ma alla mazza da minigolf mancano due pezzi, tra cui l’impugnatura. E non è da escludere che il killer abbia deciso di disfarsene per evitare di lasciare tracce utili all’identificazione. Ecco perché, due giorni fa, con l’aiuto delle squadre speciali della Croce Rossa, gli investigatori hanno setacciato palmo a palmo e con un drone le scarpate e i fossi nei pressi della palazzina di via Albanese nella speranza, per ora vana, di trovare i pezzi mancanti.
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