Ucciso dentro casa, nuovi esami: il Ris di Roma a caccia di prove

Venerdì al via gli accertamenti sui vestiti sequestrati ai due indagati per il delitto Ciammaichella I biologi dell’Arma concentreranno la loro attenzione soprattutto su eventuali tracce di sangue
CHIETI. Nuovi esami del Ris per risolvere il giallo di via Albanese. Venerdì mattina, a Roma, nei laboratori del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, comincerà un’altra tranche di accertamenti per fare luce sulla morte di Francesco Ciammaichella, 40 anni, ucciso in casa lo scorso 10 novembre con un colpo alla testa sferrato con una mazza da minigolf. Restano due gli indagati per omicidio volontario nell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca e condotta dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Chieti: Cristian De Leonardis, 48 anni, che abita sullo stesso pianerottolo di Ciammaichella e che ha lanciato l’allarme telefonando al 118 dopo il ritrovamento del corpo, e Silvia Capuzzi, 57 anni, che vive nella palazzina accanto. Quelli autorizzati dalla procura sono accertamenti tecnici non ripetibili: significa che gli indiziati, difesi dagli avvocati Marco Femminella ed Emanuele Calista, potranno assistere alle operazioni attraverso i rispettivi difensori o eventuali consulenti di parte.
LE NUOVE ANALISI
Gli esami biologici saranno eseguiti sui materiali sequestrati nel luogo del delitto e a De Leonardis e Capuzzi. Gli investigatori hanno portato via dalle abitazioni degli indagati magliette, felpe, borse, biancheria intima, calzature, indumenti che si trovavano in lavatrice, tappeti, asciugamani, strofinacci e altri oggetti di vita quotidiana. L’attenzione dei biologi si concentrerà soprattutto su eventuali macchie di sangue. Sia Capuzzi che De Leonardis respingono con forza le accuse. La donna lo ha fatto in due interrogatori, richiesti dal pubblico ministero, durante i quali ha negato qualsiasi tipo di coinvolgimento nel delitto; l’uomo, invece, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Entrambi, il giorno del ritrovamento del cadavere, erano stati ascoltati come persone informate sui fatti anche per ricostruire il contesto in cui viveva Ciammaichella, che percepiva il reddito di cittadinanza, abitava in una casa parcheggio del quartiere Sant’Anna e aveva una cerchia relazionale piuttosto ristretta.
L’ARMA DEL DELITTO
La mazza da minigolf sequestrata nell’appartamento imbrattata di sangue è ritenuta compatibile con l’arma del delitto che ha provocato al quarantenne il trauma cranico e la successiva emorragia cerebrale risultata letale, come è emerso durante l’autopsia eseguita dal medico legale Cristian D’Ovidio. «Chi ha ucciso Francesco deve pagare. Voglio giustizia», ha detto Simonetta, la sorella della vittima.
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