«Ufficio nel degrado, al bar per riscaldarmi»

San Vito Chietino, il custode del cimitero impugna il licenziamento per assenteismo: locali disumani
SAN VITO CHIETINO. Ha impugnato il licenziamento per dimostrare le condizioni disumane in cui lavorava Vito Di Paolo, 58 anni, ex custode dei cimiteri di San Vito. L’uomo, accusato di assenteismo, truffa aggravata nei confronti del Comune e falsa attestazione della presenza in servizio, ha patteggiato in estate un anno e 8 mesi di reclusione (pena sospesa) oltre a mille euro di multa, ma sul fronte civile viaggiano due procedimenti: uno al tribunale del lavoro di Lanciano, proprio per il licenziamento impugnato dall’uomo, rappresentato dai legali Vincenzo Gatta di Chieti, Pierpaolo Andreoni e Guido Giangiacomo di Vasto, e l’altro alla Corte dei conti da parte del comune per la richiesta dei danni che è una conseguenza del procedimento penale. Ma è proprio per il licenziamento impugnato che Di Paolo, invalido al 67%, cardiopatico, vuole dimostrare le condizioni disagiate in cui era costretto a lavorare e dalle quali ogni tanto fuggiva. Una stanza che chiamarla ufficio è impossibile. Eppure vi lavorava assieme a un collega, vi ricevevano anche gli utenti per pratiche e documenti. Uno spazio minuscolo, accanto ai bidoni dell’immondizia, con una puzza di muffa insopportabile, bagni inagibili, pieni di ruggine e crepe. Mura spaccate, umide, fili elettrici scoperti. Stanza senza riscaldamento – lo scaldino era portato da lui – senza acqua calda. «Il medico del lavoro in un sopralluogo nel 2016 aveva detto che non era agibile», ricorda Di Paolo, «ma siamo rimasti lì. Quando pioveva si allagava tanto che stare fuori o dentro era uguale. Era impossibile starci dentro più di due minuti. Io facevo il mio lavoro, il giro per il cimitero dove tutto è in ordine, poi quando finivo e faceva freddo mi spostavo per riscaldarmi. Andavo al bar? Se avessi voluto nascondermi sarei tornato a casa. Invece andavo a scaldarmi, tanto che i pedinamenti risalgono a novembre 2017, e poi tornavo a lavoro dove restavo anche di più». Secondo le indagini dei carabinieri infatti, Di Paolo, pedinato dal 15 ottobre al 15 novembre 2017, durante le ore in cui doveva essere in servizio alcune volte andava nel bar. Un allontanamento che l’uomo, nell’udienza del 14 gennaio 2019, cercherà di dimostrare essere causato dal fatto che i locali in cui doveva lavorare erano malsani, soprattutto per lui. Il Comune sta facendo dei lavori nel cimitero del paese e tra questi sarebbe previsto anche un nuovo ufficio per i custodi.
Teresa Di Rocco

