Ultimo saluto a Fausto nella piazza gremita

13 Ottobre 2016

A San Giustino anche la banda per i funerali del musicista assassinato Don Carlo commuove tutti, ma i vigili multano le auto di chi era in chiesa

CHIETI. Ad aspettare Fausto Di Marco prima e dopo il suo funerale, ieri di fronte alla Cattedrale, erano in migliaia. Perché Fausto era amato da tanti, ma lo hanno ucciso. A novembre avrebbe dovuto compiere 40 anni. E quando a ritrovarsi nel dolore è una città intera, qualsiasi parola di troppo resta inutile. Tutti si iniziano a radunare di fronte alla chiesa di San Giustino fin dalle prime ore del pomeriggio e sulle gradinate che conducono alla cripta, seduti, ci sono gli amici del quartiere Filippone. È lì che Fausto era nato. I ragazzi del rione indossano tutti la stessa maglietta: “Fausto Vive…” si legge, al centro c’è il suo volto. Accanto a loro la musica: erano i ragazzi e gli amici della Banda di Chieti, che insieme al maestro Marco Vignali hanno trasformato quella piazza in un vero luogo di unità: è una città intera che vuole reagire. Arriva la salma, il sole e l’aria gelata si compenetrano. Lungo le scalinate i parenti, gli amici del quartiere natio di Fausto, tantissimi commercianti cittadini, gli artisti che con lui hanno suonato nei locali della città. Tanti anche i frequentatori del luogo in cui Fausto andava sempre, quelli del locale Cueva Brigante, insieme ai gestori Alessandro Nardelli e Manuela Sticca. Non possono mancare neppure i soci del circolo Tre Assi, Giuliano Benegiamo, Giampaolo Zagami con tutto lo staff. A pochi metri da locale è accaduta la tragedia, neppure loro riescono ancora a capacitarsene. E prima che venisse portata dentro la salma, sono i Mai Domi 89 a dimostrare ancora il loro sostegno, affiggendo uno striscione sul muro esterno della chiesa: “Ciao, brigante dal cuore neroverde” si legge, così gli 89 vogliono ricordare Fausto. Sta per iniziare la cerimonia. La piazza è ancora affollata e mentre la musica continua il sole illumina gli innumerevoli abbracci che i presenti donano al fratello di Fausto, Pio. Si inizia ad entrare nella cripta, in molti non ci riescono, tanta era la gente. Ma restano fuori. Non vogliono andare via. A celebrare il rito è don Carlo, parroco di San Camillo De Lellis, insieme a quello di San Giustino don Nerio. Davanti i parenti, tra cui la madre Fiorinda, vicina al fratello. Ma la cerimonia non è stata soltanto di parole e di canti sacri, perché a voler commemorare Di Marco c’era anche tutta la comunità dei sordomuti, stando accanto alla famiglia. Gestualità, musica e raccoglimento si uniscono fra le mura della cripta, mentre si accinge verso l’altare l’amico di Fausto e compagno d’arte di molte serate Gianni Rosini. Non riesce quasi a parlare, in mano ha un violino. E dice: «Voglio ricordare Fausto attraverso la musica, con quella canzone che ci accompagnava in tante serate, che era il simbolo della nostra dignità». Ma prima di suonare, tre tocchi di corda ripetuti, «come era solito fare Fausto ogni volta» continua Rosini. Tre tocchi che ieri hanno pesato come macigni, prima che tutti ascoltassero Giganti se More. Sull’altare, don Carlo ha voluto posare uno scritto, l’ultima poesia di Fausto. Si intitola “Paura”. Un ultimo intenso messaggio, che il parroco di Filippone recita, anche per lanciare un monito: «Seguiamo Fausto sulla sua strada: quella del bene. Lui lo infondeva con la musica, scendeva per le strade. A differenza di molti che restano dietro alle finestre dei loro palazzi. Non tradiamolo». Tanti gli applausi, subito dopo un suono delle mani quasi liberatorio. Poi a parlare è una vicina di casa di Di Marco: «Aveva tanta bontà. Si prendeva cura del nostro giardino, amava gli animali. Ci aiutava molto». E ancora, un amico che lo frequentava, vuole recitare altri versi. Per dire «con la tua luce ci illuminerai. Ciao Fausto». Tra la folla ci sono anche l’assessore Mario Colantonio e i consiglieri comunali Emiliano Vitale, Stefano Costa e Stefano Rispoli. Così Colantonio: «Sono qui perché Fausto era un gran tifoso del Chieti, sapevo chi era. Sarei venuto in ogni caso». Il funerale finisce. I volti delle persone che lo conoscevano dicono tutto, mentre si incamminano verso il carro funebre. Un pomeriggio di dolore, che si conclude ancora una volta con la musica, che aspetta Fausto e lo porta via. Anche ieri, però, è accaduto qualcosa di estremamente sgradevole. In piazza sono rimaste parcheggiate le consuete automobili, ma alcuni che lì avevano parcheggiato per andare ad assistere al rito si sono ritrovati sul parabrezza della propria auto delle multe: «hanno multato ugualmente, da tutte le parti» dicono fuori dalla chiesa altri. Il fatto parla da sé. Ma in ogni caso quello di ieri non è stato un semplice funerale. La piazza della Cattedrale ha riunito i cuori di migliaia di persone, di tanti cittadini che Fausto non lo dimenticheranno.