«Umberto scavò la terra e trovò i fratelli uccisi»

11 Febbraio 2015

Il giornalista Di Tizio racconta la testimonianza drammatica e perduta di Grifone Dietro l’eccidio nazista dell’11 febbraio del ’44 la delazione di cittadini di Chieti

CHIETI. Ripropongo oggi, 11 febbraio del 2015, una pagina dolorosa nella nostra storia, avvenuta 71 anni fa, proprio in questo giorno quando, in una cava di Colle Pineta, a Pescara, vennero fucilati nove giovani: Giuseppe Pietro Cappelletti, Aldo Sebastiani, Massimo Beniamino Di Matteo, Stelio Falasca, Nicola Cavorso, Raffaele Di Natale, Aldo e Alfredo Grifone, e Vittorio Mannelli.

Erano stati arrestati tra il 16 gennaio e il 4 febbraio 1944, e non erano stati i tedeschi a catturarli, ma una squadra fascista su delazioni dei concittadini di quei partigiani. Ed anche questo resta un aspetto assai doloroso di quella lontana e tragica vicenda, che è giusto rimarcare, perché il messaggio alle giovani generazioni non sia affidato solo a commemorazioni, certamente dovute al sacrificio di quei giovani, ma sia reso completo dal racconto delle responsabilità che ci furono in quel tragico periodo, per evitare che in futuro si vivano uguali drammi.

Era anche questo lo spirito che animava Umberto Grifone, fratello di due fucilati e di Guido, che scampò alla morte insieme a Floriano Finori e Giovanni Potenza, perché furono graziati all'ultimo momento per intercessione dell’arcivescovo di Chieti monsignor Giuseppe Venturi. Anche Umberto Grifone, venne catturato il 3 febbraio ma venne rilasciato il 5 successivo: a salvarlo la sua giovanissima età.

Oggi Umberto, scomparso qualche anno fa, non ci sarà a dare, come ogni anno, la sua testimonianza, senza mai riuscire a liberarsi del peso che portava dentro. Sentiva quasi come una colpa l'essere scampato al piombo dei tedeschi. Per questo il giorno prima dell'11 febbraio veniva a trovarmi, per chiedermi di raccontare quel che era accaduto, perché non si spegnesse mai la fiamma. Quella fiamma che proprio lui aveva riacceso, nei mesi successivi al giorno della tragedia, spesi per ricercare il posto del martirio di quei giovani amici, che aveva visto caricare su un camion per ignota e fatale destinazione.

Solo a luglio inoltrato del ’44, come mi raccontò, su indicazione di alcuni abitanti della zona, riuscì a individuare il luogo dove i giovani erano stati massacrati e seppelliti.

In quel punto ora c’è un cippo che ricorda la strage. Era una zona deserta di Pescara, allora, il luogo dell’eccidio, adesso circondato da palazzi e scuole, e non distante dal nuovo tribunale e dal quartiere popoloso di San Donato. Ma quando il giovane Grifone arrivò lì, c’erano solo la campagna e una vecchia cava.

Mi raccontò più volte, Umberto, senza mai riuscire a frenare le lacrime, come aveva scavato la terra con le sue mani, prima di arrivare ai corpi martoriati. Da allora per lui coltivare la loro memoria fu uno scopo davvero di vita, contro l'indifferenza e soprattutto l'ignavia che lo circondava. Oggi, a Colle Pineta, luogo del martirio, ci saranno nove palloncini bianchi che voleranno in aria, uno per ogni caduto, lasciati liberi dai bambini della Scuola Primaria che porta nel suo nome proprio la data dell'11 febbraio, per una cerimonia che ormai si ripete ogni anno.

Non ci sarà Umberto a seguirla, ma ci sono ancora quei dieci cipressi che mise a dimora in quel luogo. Ad essere presente ci sarà l'Altra Chieti, il cui coordinamento ha anche organizzato a Chieti domenica 15, dalle 10 alle 13, in largo Martiri della Libertà una manifestazione "per non dimenticare", con l'esposizione di foto e documenti. In un comunicato il Coordinamento de L'Altra Chieti nota che il luogo dove nel cimitero di Chieti sono sepolti i nove giovani, la cappella Taraborelli, è privo di una lapide. L'amministrazione comunale (quella di oggi e quelle che si sono succedute) non ha trovato i soldi per realizzarne una.

Per questo nella manifestazione di domenica ci sarà una raccolta fondi per realizzare una lapide e per riscattare quei vuoti di memoria, anzi quella indifferenza che ogni anno proprio Umberto Grifone veniva a denunciare.

(* direttore di Tele Maia)