Un abbraccio per la pace Forte: sì all’arma della fede

25 Marzo 2022

L’arcivescovo prega insieme al presbitero ortodosso: «Per me è un fratello» Il ringraziamento ai cittadini per le donazioni: «La solidarietà supera le parole»

CHIETI. Monsignor Forte vestito di bianco, padre Anatoliy nella sua tonaca nera. Cattolici e ortodossi insieme, fianco a fianco, per pregare per la pace. Ieri pomeriggio, nella Giornata dei missionari martiri, nella chiesa del Carmine in via Ravizza, (l’ex chiesa delle Orsoline) l’arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, e il presbitero ortodosso ucraino Anatoliy Grytskiv, del Patriarcato di Costantinopoli, hanno guidato una Preghiera ecumenica per la pace. Ad ascoltarli hanno voluto essere presenti, fra gli altri, il prefetto Armando Forgione, il questore Annino Gargano, il sindaco Diego Ferrara, il presidente della Provincia Francesco Menna, e il consigliere comunale e provinciale Filippo Di Giovanni.
Dal pulpito è risuonato il «grazie a tutti gli abruzzesi» di padre Anatoliy che in Ucraina ha lasciato la famiglia e che, con la sua chiesetta di Sant’Antonio in viale Abruzzo allo Scalo, è diventato punto di riferimento per gli aiuti alla popolazione sotto le bombe. Il prete membro della chiesa ortodossa di San Costantino ed Elena di Chieti, che fa parte della sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, ha ringraziato per la «solidarietà e il sostegno dimostrato al popolo ucraino. Non soltanto con la preghiera e con le parole, ma anche con i fatti concreti. Attraverso la raccolta di beni da mandare in Ucraina. Ogni persona che veniva a portare qualcosa nella chiesetta che 15 anni fa è stata data a disposizione dall’arcivescovo alla comunità ortodossa, aveva gli occhi lucidi di lacrime. Un gesto che supera le parole».
«Padre Anatoliy sta con noi da parecchi anni, lo consideriamo un nostro fratello carissimo», ha aggiunto monsignor Forte che ha saldi legami anche con l’arcivescovo di Leopoli in Ucraina. «Una vittoria di Putin», ha detto Forte, «significa tornare a tempi in cui la legge della forza poteva cancellare la forza della legge. Comprendo che Putin debba essere bloccato dagli stessi ucraini, perché qualsiasi altro intervento dall’esterno significa la terza guerra mondiale. Certo va rifiutato ogni bellicismo sconsiderato ma anche ogni pacifismo ipocrita. Se ogni forma di violenza va deprecata è innegabile il diritto alla legittima difesa. Papa Francesco indica a noi credenti la via da seguire: il ricorso alle armi della fede, la preghiera l’affidamento a Dio e la solidarietà concreta». E da questo punto di vista i teatini e gli abruzzesi sembra non si siano risparmiati. Grande è stato anche lo sforzo della Caritas e delle parrocchie. Come ha sottolineato padre Anatoliy, tutti i sacerdoti della diocesi stanno dando grande aiuto. «Questo è molto bello», ha commentato l’arcivescovo, suscitando un applauso dei presenti. Monsignor Forte ha poi letto la preghiera per la pace e ha chiesto a padre Anatoliy di recitare il Padre nostro in lingua ucraina, tornado poi lui a recitare la preghiera in italiano.
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