Un’altra voragine in via Arenazze Le cause sono ancora da chiarire

5 Marzo 2023

Prime indagini di Comune e Aca: stavolta il cedimento non sembra causato da una perdita d’acqua Domani ulteriore sopralluogo con la Soprintendenza per verificare la presenza di strutture antiche

CHIETI. Questa volta non sarebbe stata una rottura idrica la causa della nuova voragine di via Arenazze. L’acquedotto più colabrodo d’Italia – Chieti è maglia nera tra i capoluoghi di provincia italiani per dispersione idrica – stavolta non c’entrerebbe nulla. A provocare la rottura sarebbe stato invece il cedimento di un’antica rete fognaria in disuso che passa sotto la centrale strada teatina. È quanto emerso al termine del sopralluogo di ieri mattina da parte di Aca e Comune.
Sul posto sono intervenuti anche il sindaco Diego Ferrara, l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Rispoli e comandante e vicecomandante della polizia municipale, Donatella Di Giovanni e Fabio Primiterra. Il sopralluogo si è chiuso con la necessità di ricorrere a indagini più approfondite, dato che, a prima vista, non sembravano esserci rotture idriche che, come spesso avviene in città, provocano voragini di questo tipo. Il nuovo sopralluogo è stato già fissato per domani alla presenza della Soprintendenza, i cui tecnici potranno spiegare cosa c’è sotto la carreggiata.
Sotto la strada rotta si nota, infatti, una struttura in mattoni. Gli esperti della Soprintendenza sapranno dire se si tratta, come è stato ipotizzato, di una vecchia fognatura e potranno anche capire a quale epoca si può far risalire. «Prima di richiudere la buca dobbiamo fare uno studio approfondito del sottosuolo con telecamere», spiega Ferrara, «visto che dal primo sopralluogo dei tecnici Aca risulta che non ci sono rotture idriche almeno in prossimità della buca. È necessario dunque indagare a fondo. Per il momento abbiamo ipotizzato che si sia trattato del cedimento di alcune antiche strutture che si trovano sotto la strada, dovuto al passaggio dei mezzi pesanti che stanno lavorando al cantiere di via Don Minzoni».
Si tratta, cioè, del cantiere per l’abbattimento e la ricostruzione di due palazzi a rischio crollo, i condomini “Trinchese” e “Panoramico”. Siamo infatti nella parte del quartiere Santa Maria minacciata da un movimento franoso che ha provocato l’abbattimento dei due palazzi e lo sgombero di altri quattro (i condomini “Belvedere Nord”, “Belvedere Sud”, “Orizzonte” e “Spes et fides”). L’area è strettamente monitorata non solo dal Comune ma anche dalla Protezione civile regionale a cui si è rivolto il sindaco. Intanto la strada resta chiusa, con accesso solo ai residenti.
Ieri, proprio nel corso del sopralluogo, ha creato un certo scompiglio il passaggio dell’automobile del deputato del Pd Luciano D’Alfonso, che stava raggiungendo la sede della Provincia per un incontro con la stampa: l’auto è salita nonostante il divieto.
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