Un anno fa il delitto dell’inglese Il compagno vicino al processo

1 Novembre 2024

La 66enne Michele Faiers Dawn colpita con 9 coltellate e trovata da un’amica la mattina del 1° novembre La sera l’arresto del 75enne Micheal Withbread in Inghilterra dove era fuggito. A giorni la prima udienza

CASOLI. È un anno dal giorno della scoperta dell'omicidio di Michele Faiers Dawn, la 66enne inglese uccisa con nove coltellate nel casolare di contrada Verratti in cui viveva con il compagno e connazionale Micheal Dennis Withbread, 75 anni. E fra 21 giorni, in Corte d'assise a Lanciano, per l'uomo inizierà il processo per omicidio volontario aggravato dalla convivenza.
L'OMICIDIOL'ex consulente informatico dell'Ibm, originario di Torquay, nel Devon, ha trascorso gli ultimi dodici mesi in carcere, dopo che la polizia britannica lo ha arrestato in casa della figlia, a Shepshed (contea del Leicestershire), la sera del 1° novembre 2023. La mattina di quello stesso giorno Petrina Keay, a Casoli, aveva scoperto il cadavere dell'amica Michele, morta almeno da tre giorni. Nella villetta di contrada Verratti nessuna traccia, invece, del compagno della donna. Una fuga di oltre duemila chilometri in macchina, dall'Abruzzo al Regno Unito, dopo aver ucciso a coltellate la compagna: almeno questa è l'accusa mossa dal procuratore del tribunale di Lanciano Mirvana Di Serio, che ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per Withbread. Estradato dall'Inghilterra lo scorso marzo e detenuto prima a Rebibbia e poi nell'istituto penitenziario di Villa Stanazzo, dai primi di settembre il 75enne è rinchiuso nel carcere di Pescara (in seguito alla riorganizzazione che vede Lanciano come carcere di “alta sicurezza”). Qui condivide la cella con altri sette detenuti e parla con una suora. Dietro le sbarre ha tutto il tempo per pensare a quello che è successo un anno fa. «Sono andato a trovarlo l'altro giorno e si è messo a piangere, dice che la ama ancora», racconta il suo avvocato di fiducia, Massimiliano Sichetti.
GLI INDIZINei mesi scorsi Withbread ha raccolto in una memoria di 60 pagine la sua “verità”, sul rapporto con Michele e gli ultimi mesi di vita insieme. «Probabilmente lo depositeremo agli atti del processo, ma stiamo ancora valutando la strategia difensiva da tenere», spiega l'avvocato Sichetti. Granitici sono gli indizi probatori raccolti dai carabinieri di Lanciano e ora in mano alla Procura, a cominciare dalla fototrappola davanti alla villetta che racconta come dal 29 al 31 ottobre 2023 nessun altro sia entrato nell'abitazione della coppia. Alle 2 del 29 ottobre Michele ha mandato un messaggio all'amica Petrina per dirle che era ancora sveglia. Poche ore dopo Micheal è uscito di casa con una busta in mano per partire poi, alle 5.30 circa, con la sua auto. Da quel momento nella villetta entrerà solo Petrina la mattina del 1° novembre, scoprendo il cadavere di Michele. Inoltre a terra, vicino al corpo della donna, è stata trovata una traccia di sangue del compagno. Con la contestazione dell'aggravante di aver commesso l'omicidio nell'ambito di un rapporto di coabitazione, il 75enne rischia l'ergastolo. «La pena di partenza è questa», conferma il difensore, «ma il mio assistito e la vittima, ormai, vivevano da separati in casa. Lei si era sistemata al piano di sopra della villetta e lui a quello di sotto. Il delitto è avvenuto in quella che era la camera di Micheal».
IL MOVENTEIl prossimo 22 novembre a Lanciano inizierà il processo in Corte d'assise, con presidente il giudice Massimo Canosa. Per quella data potrebbero essere già ascoltati i primi testi dell'accusa, a cominciare dall'ex comandante del Norm di Lanciano, Giuseppe Nestola, e altri due carabinieri intervenuti sulla scena del crimine. Ad armare la mano di Withbread sarebbe stato un movente passionale, la decisione della donna di lasciare il compagno e tornarsene in Inghilterra, convinta che lui avesse una relazione con una connazionale. «Non c'era nessuna amante, era una fissazione della vittima», sostiene la difesa di Withbread, «negli ultimi dieci mesi il rapporto di coppia era stato logorato dalla gelosia».
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