Un anno fa l’allagamento «Il rischio resta altissimo»

In mezz’ora di pioggia violenta 6mila fulmini e danni per oltre un milione di euro Verna: restano ancora le nove zone rosse che attendono i consolidamenti
LANCIANO. Ad un anno dal violento nubifragio che ha messo in ginocchio la città con frane, crolli e danni per oltre un milione di euro, si torna a stare in allerta. Come spiegano da Palazzo di città da oggi e fino alla fine di luglio, scattano i giorni a rischio nubifragi; piogge abbondanti e improvvise che mostrano la forza dell’acqua, diventata devastante in alcuni punti della città, come il centro. Ad un anno di distanza si trova una città stravolta, che ha scoperto nuove fragilità: al rischio idrogeologico, con le 9 zone rosse, si è aggiunto quello idraulico; ci sono stati crolli, conseguenza diretta ma non immediata dell’alluvione al Corso (la voragine ex Modernissimo), in via Corsea e piazza D’Amico; il parco Diocleziano devastato è stato chiuso. Molte vie sono ancora oggi monitorate come quella per Orsogna, Santa Liberata, Santa Giusta e le Torri Montanare.
Quel venerdì 22 giugno di un anno fa per mezz’ora la città fu colpita da una pioggia violenta con oltre 6.000 fulmini che allagarono sottopassaggi, negozi, cantine, rotto asfalti e trascinato auto. Situazioni che, purtroppo, possono ripetersi anche in questo periodo. «Dal punto di vista idrogeologico la situazione è rimasta stabile», dice l’assessore ai lavori pubblici, Giacinto Verna, «restano le 9 zone rosse ad alto rischio che attendono il consolidamento. I lavori sulle mura di porta San Biagio (400.000 euro della Regione, ndc) sono in dirittura di arrivo dopo una variante e stiamo ultimando i passaggi burocratici per avviare quelli di consolidamento a Santa Giusta, 1.500.000 euro della Regione, per fermare la frana vicino la chiesa. Vero il 20 luglio faremo la determina per contrarre i lavori». Il Comune viste le tre frane attive nella contrada (Gunite, Chiesa e Morena) ha redatto un progetto da 2.660.000 euro per rinforzarla, ma è stato finanziato solo il primo lotto. Mancano i soldi e, infatti, finora l’unico intervento fatto per bloccare le frane è quello di San Biagio. «Continuano i monitoraggi», riprende Verna, «sia delle zone franose storiche, come il Belvedere, San Nicola, via per Orsogna, che quelle con rischio idraulico, ossia la parte finale del Corso e vico Corsea dove si sono aperte voragini. Studi sono in corso, ma all’ex Modernissimo abbiamo chiuso la fase emergenziale riempiendo la voragine con oltre 200 metri cubi di materiale drenante e l’apposizione di una soletta di cemento. Sono in corso analisi per avere dati scientifici su cui poggiare progetti specifici per la sistemazione della parte idraulica e geologica dell’area finale del Corso e del Malvò».
Ai dati scientifici bisogna accostare quelli storici. Forse conoscendo la nascita e il corso della “cloaca massima” del Malvò, si sarebbe evitato di creare una “strozzatura” a livello del mercato coperto, che ha ripercussioni nefaste per l’area.
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