Un euro per 3 banche Ecco l’offerta dell’Ubi

Il 18 gennaio il primo via libera da Bankitalia. La Bce decide entro marzo Previsti utili per 1,2 miliardi. Ma c’è lo spettro del taglio dei dipendenti
CHIETI. I clienti saranno 930mila, le filiali 547 e i dipendenti oltre 5mila. Per un totale di 18 miliardi di raccolta diretta, dei quali oltre 14 miliardi di depositi della clientela. Il tutto in cambio di un solo euro.
Ubi Banca ha fatto la sua offerta. Bankitalia, come Autorità di Risoluzione, deciderà entro il prossimo 18 gennaio in merito alla cessione di Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti all’istituto bergamasco guidato dal consigliere delegato Victor Massiah. È stata resa nota ieri mattina l’offerta vincolante per l’acquisto del cento per cento di tre delle quattro good bank, ripulite da sofferenze e crediti deteriorati trasferiti alla Bad Bank Rev spa (1,8 miliardi di euro lordi) amministrata da Salvatore Immordino, ex commissario ed ex Ad di Carichieti. Il primo via libera spetta a Bankitalia, essendo diventata azionista delle “banche ponte” nate dopo la risoluzione di novembre 2015. Ma la proposta di Ubi, che bypassa i Cda dei tre istituti, presieduti da Roberto Nicastro, deve avere altri placet. Per il perfezionamento dell’operazione bisognerà attendere i via libera di Bce, Antitrust e Commissione europea. Il closing, cioè la conclusione dell’operazione, è quindi prevista per marzo. «Con l’acquisizione delle tre good bank – si legge nell’offerta – Ubi Banca incrementerà la propria quota complessiva di mercato (in termini di impieghi a imprese e famiglie – al netto delle sofferenze – e di raccolta diretta), consolidando la presenza in aree geografiche in cui il gruppo non è presente o lo è solo parzialmente». Ma il beneficio più grande, secondo gli esperti, deriverà dalla possibilità per Ubi di utilizzare le attività fiscali differite (oltre 600 milioni di euro), spalmandole in cinque anni, sulle perdite fiscali pregresse delle tre good bank. Ubi Banca prevede inoltre un aumento di capitale fino a un massimo di 400 milioni di euro. L’offerta comporta peraltro che le good bank cedano i loro crediti deteriorati lordi per circa 2,2 miliardi di euro, di cui si farà carico il Fondo Atlante, e che il venditore, il Fondo Nazionale di risoluzione, si impegni a procedere alla ricapitalizzazione di Carichieti, Banca Etruria e Banca Marche, prima della data del closing, per un importo di 450 milioni di euro. La Borsa ha accolto bene i dettagli dell’operazione.
Il titolo Ubi Banca ha festeggiato, chiudendo in rialzo del 9% a 3,088 euro. Del resto, con un solo euro Ubi, si legge ancora nell’accordo, prevede un coefficiente patrimoniale Cet1 superiore a quello previsto dal piano industriale, arrivando al 2020 al 13,5%, rispetto al 12,8% stimato. In parole semplici si traduce in un utile netto di 1,2 miliardi, contro i 900 milioni stimati. Ma c’è un’altra faccia della medaglia. Ed è la grande incertezza, per non dire paura di perdere il posto di lavoro. Nella giornata della presentazione dell’offerta vincolante di acquisto a un euro da parte di Ubi, era questo il clima che si respirava tra i lavoratori delle tre good bank. Dichiarazioni ufficiali, però, nessuna: i sindacati attendono che il Fondo Nazionale di risoluzione approvi l’offerta, per dare il via al confronto sull’impatto della «realizzazione di significative economie di scala» e «razionalizzazione della forza lavoro», che potrebbe comportare, entro il 2020, un taglio del 30% dei 5.010 dipendenti delle tre banche. «Attendiamo il piano industriale: il confronto per noi si apre dalla prossima settimana, se l’offerta verrà accettata», spiegano fonti sindacali. Numeri certi, per ora, non ce ne sono. Ma lo scenario più temuto è un taglio di circa 1.700 dipendenti per le tre good bank, fino a 800-900 lavoratori per la sola Nuova Banca Marche. Chissà quanti in Carichieti.

