Un profumo con 200 euro all’impiegata dell’Ater

Giovane mamma con due figli e incinta nasconde nel pacchetto le banconote Undicesima in graduatoria, denunciata per induzione alla corruzione
CHIETI. La piccola confezione di profumo della marca “Monella vagabonda” era avvolta in due banconote da 100 euro. E la donna albanese di 33 anni, residente a Chieti, in cerca di un alloggio è stata denunciata per induzione alla corruzione nei confronti di una impiegata dell’Ater.
La giovane donna, che si trova in graduatoria all’11esimo 12esimo posto, comunque si recava spesso all’Ater di via Silvino Olivieri per verificare la sua posizione, anche perché vive con due figli piccoli e uno in arrivo in 32 metri quadri di spazio.
Lunedì mattina, venuta a sapere, non si sa in che modo, che una delle impiegate dell’ufficio che gestisce le assegnazioni, festeggiava il compleanno, è andata da lei con un pensierino. Una piccola boccetta di profumo di quelli che neanche costano tanto. Ma l’impiegata ha rifiutato dicendo che non poteva accettare nulla. La giovane donna ha insistito e alla fine persuaso la dipendente dell’Ater sostenendo che in fondo si trattava di un pensiero di poco valore. La impiegata ha ringraziato e alla fine accettato. Poi è tornata nella stanza ha aperto il pacchetto e con somma meraviglia ha visto che la piccola boccetta di profumo era accompagnata da due banconote da 100 euro. L’impiegata piuttosto scossa è andata a riferire il fatto alla funzionaria responsabile dell’ufficio, Concetta Colantonio e poi alla direttrice Giuseppina Di Tella. Dall’ufficio è stato chiamato il 113. La volante, coordinata dal vicequestore Francesco Costantini, è arrivata rapidamente. Attraverso una ricostruzione dei fatti la donna è stata rintracciata e denunciata per induzione alla corruzione.
L’impiegata era particolarmente scossa. Lodabile la sua onestà soprattutto in questo periodo di scandali e comportamenti poco chiari da cui l’Ater ultimamente non è stata neanche immune.
Certamente non si può non pensare alla situazione dell’albanese, madre di due bambini, con in grembo un altro in arrivo costretta a vivere in 30 metri quadrati. E pensare che è 11esima in graduatoria con altre 10 persone ancora più disperate di lei.
La donna si è recata più volte negli uffici Ater nel quartiere Santa Maria. I funzionari le hanno sempre detto che non era lì che doveva andare a chiedere ma semmai al Comune che procede alle assegnazion. L’azienda di edilizia residenziale deve solo mettere a disposizione le case. Recentemente peraltro è ancora più difficile perché le abitazioni devono avere requisiti molto rigidi in quanto a agibilità e sicurezza. Presupposti senza i quali gli alloggi non possono essere assegnati.
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