«Un sistema che penalizza gli imprenditori onesti»
CHIETI. «Non si tratta solo di freddi calcoli e di elencazione di numeri e cifre, ma di un fenomeno criminale che crea allarme sociale e perdita di fiducia nei confronti delle istituzioni». Lo scrive...
CHIETI. «Non si tratta solo di freddi calcoli e di elencazione di numeri e cifre, ma di un fenomeno criminale che crea allarme sociale e perdita di fiducia nei confronti delle istituzioni». Lo scrive il gip di Napoli, Anna Laura Alfano, nell’ordinanza con cui conferma gli arresti già disposti dal tribunale di Chieti per la maxi frode fiscale nei confronti dell’Agenzia delle entrate. «Le indagini», si legge sulle carte dell’inchiesta, «hanno disvelato una sistematicità nelle illecite compensazioni e nell’evasione costante delle imposte, attraverso un sistema collaudato: quello di operare indebite compensazioni dei debiti facendo risultare crediti inesistenti».
Le indagini portate avanti dalla procura di Chieti hanno messo in evidenza «un sistema ancora più articolato di uomini e mezzi, tramite ricorso ad artifici contabili, con l’obiettivo di assicurare un profitto illecito milionario a danno dell’erario. È stata dimostrata l’ampia diffusione del fenomeno criminale che ha coinvolto centinaia di contribuenti, in alcuni casi consapevoli della condotta illecita, così da rappresentare un danno all’economia nazionale, con conseguenze a carico dell’intera collettività». Il giudice scende nel dettaglio: «Il fenomeno criminale dell’evasione fiscale, mentre drena e sottrae ricchezza alla collettività, produce effetti negativi per l’economia, ostacolando la normale concorrenza tra imprese, perché il risparmio derivante dai minori oneri fiscali permette di offrire prezzi più vantaggiosi a totale svantaggio degli imprenditori che operano nella legalità».
La frode scoperta da polizia e finanza «mortifica gli sforzi di quanti, pur disponendo di scarse risorse economiche, adempiono con regolarità agli obblighi fiscali imposti dalla legge. Si tratta di un fenomeno criminale che sottrae risorse statali da impiegare in settori nevralgici, oltre ad aggravare la situazione finanziaria dei conti pubblici».
Dall’ordinanza di custodia cautelare emerge che uno dei principali indagati, il napoletano Renato De Luca, dopo il primo arresto disposto dal gip di Napoli, ha cominciato a collaborare «rendendo dichiarazioni auto ed etero accusatorie e ha scelto il rito abbreviato, tuttora pendente». Il giudice arriva a questa conclusione: «Il ben preciso ruolo svolto all’interno del gruppo, l’interdipendenza esistente tra le condotte di ciascuno dei compartecipi, la continuità, frequenza e intensità dei rapporti tra questi ultimi sono tutti elementi dimostrativi del pericolo di reiterazione di reati della stessa specie di quelli per cui si procede». (g.let.)

