Una serata per le vittime di Marcinelle

ROCCAMONTEPIANO. Si è svolto ieri sera il “Concerto di San Pietro” a sessant’anni della tragedia dei minatori di Marcinelle. All’iniziativa ha partecipato il trio Tholos. È dal 2001 che il Comune e...
ROCCAMONTEPIANO. Si è svolto ieri sera il “Concerto di San Pietro” a sessant’anni della tragedia dei minatori di Marcinelle. All’iniziativa ha partecipato il trio Tholos.
È dal 2001 che il Comune e il Comitato feste hanno istituito questo appuntamento per ricordare il sacrificio del lavoro degli italiani all’estero. “Laggiù nel borinage la terra è nera per tutti gli emigranti morti in miniera ... gridan presente. Morti di Marcinelle, quella miniera non è più una tomba, ma una bandiera, minatore la tua memoria riempie di coscienza la nostra storia”, recitava così, dicono gli organizzatori dell’evento che si è svolto nell’area archeologica del monastero di San Pietro, «una canzone scritta all’indomani della tragedia in cui persero la vita 262 dei 274 minatori presenti in quel momento: 136 di essi erano italiani e, di loro, 60 abruzzesi, provenienti prevalentemente da piccoli paesi dell’entroterra pescarese. Erano partiti alla volta del Belgio per sfuggire dalla miseria e la disoccupazione che avevano colpito, nell’immediato dopoguerra, soprattutto il Centro-sud Italia».
Il trio Tholos, composto di contrabbasso, chitarra e fisarmonica, è stato accompagnato dalla voce solista del maestro Giuliano Di Berardino di Roccamontepiano. Ospiti della serata il pianista di nove anni Ruben De Ritis e il giovane soprano Sharon Fiore. Il repertorio ha percorso brani vari: dal tango argentino al classico napoletano e altro.
«Il concerto che da quindici anni si svolge nei pressi del nostro antico monastero di Roccamontepiano», concludono gli organizzatori, «ha raccontato in note, musica e canto la storia della nostra Italia, i sogni dei giovani che accettarono di trasferirsi, rivelando la semplice, ma non trascurabile, incontrovertibile verità che i minatori, prima che lavoratori erano persone con le loro storie, le loro vite, i loro sentimenti, le loro speranze e le loro paure. Per i nostri emigranti, un destino dall'esito incerto, per molti felice per altri crudele». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

