Una squadra speciale per ritrovare Benito

Oggi e domani le ispezioni in due zone di contrada Piana San Bartolomeo con carabinieri, finanza, volontari e cani
GUARDIAGRELE. Hanno ricominciato questa mattina all’alba, dopo due anni di fermo e dopo diverse richieste di fare luce su sparizione assurda e finora senza una risposta. La ripartenza è avvenuta in due località: nella zona del cosiddetto “Muro” di Guardiagrele, dove uno smottamento di terreno avrebbe potuto incuriosirlo visto che a poca distanza c’è un suo terreno che - si pensa - avrebbe anche potuto travolgerlo con una successiva frana durante una sua ispezione; e sulla strada del torrente Dendalo e della zona industriale, dove qualcuno lo avrebbe visto seduto al guardrail nei minuti che ne hanno preceduto la scomparsa.
La macchina delle forze dell’ordine e del volontariato è da stamattina a Guardiagrele in cerca di qualcosa che riconduca al corpo di Benito Della Penna, 83 anni quando sparì di casa il 15 marzo 2017. Il suo bastone, gli occhiali, un pezzetto di tessuto di un indumento indossato quel giorno, una parte della protesi della gamba operata e ricostruita: insomma, un minimo residuo che possa dire ai familiari che Benito in tutti questi anni non si è allontanato da lì. Anche se ciò potrebbe suonare come una beffa ma che farebbe chiudere subito l’inchiesta sulla sparizione senza continuare ad alimentare le ipotesi del rapimento e della successiva occultazione del cadavere o dell’assurdo allontanamento volontario.
Ma a pensarci bene, già il fatto di ritrovare qualcosa di Benito nella zona del Muro sarebbe inverosimile: come avrebbe potuto, claudicante com’era, muoversi da casa a piedi e raggiungere quella zona vista la pendenza del tragitto al quale sarebbe stato destinato? Però il pomeriggio della sparizione disse alla moglie Maria Domenica che avrebbe raggiunto il genero Raffaele impegnato nella potatura di alcuni ulivi da quelle parti.
Comunque, ciò che importa è che la macchina delle ricerche si sia rimessa in moto per iniziativa dell’associazione Penelope Abruzzo della presidente Alessia Natali, che si occupa degli scomparsi, e della risposta che la prefettura ha dato al loro appello con il coinvolgimento, in primis, dei carabinieri di Guardiagrele e della Compagnia, coordinati dal maggiore Massimo Capobianco e dei colleghi delle Unità cinofile di Bologna con un cane specializzato nella ricerca di cadaveri; dei finanzieri del Soccorso alpino e speleologico di Roccaraso, dei volontari delle associazioni Sos Metal Detector del presidente Luciano Diletti; di History Hunter-Gustav Line, coordinati da Lamberto Mascitti e dell’Aeop, sezione di Lanciano, presieduta da Giuseppe Corapi.
Le ricerche andranno avanti anche domani nella speranza che le condizioni meteo non siano di intralcio alle operazioni nella zona di piana San Bartolomeo. Martedì scorso gli operai del Comune, su richiesta di Penelope e per disposizione del sindaco Donatello Di Prinzio, hanno tagliato, con l’ausilio di un mezzo meccanico, un po’ di arbusti sul lato sinistro del Muro per chi sale verso Guardiagrele: ciò per consentire un più facile accesso alla zona divenuta impervia e con un tratto di strada franata. È stata segnalata dai ricercatori anche la necessità di svolgere una sorta di carotaggio nella zona della frana. Ai cani da cadavere, le unità cinofile faranno annusare gli indumenti di Benito rimasti in custodia alla figlia ma anche gli oggetti restituiti appena qualche settimana fa dai carabinieri del Ris di Roma e sui quali sono state fatte le comparazioni con il Dna della figlia Rosanna: un cappellino, lo spazzolino dei denti e il lamarasoio. Sono custoditi in una scatola che la figlia non ha mai aperto da quando i carabinieri gliel’hanno consegnata. Ma che oggi, con il cuore a pezzi, dovrà riaprire.
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