«Una targa per il “mio” Carlo Ma il Comune non risponde»

20 Ottobre 2023

CHIETI. Oggi ci sono fiori, lumini e una foto stampata su carta, ma suo nonno vorrebbe di più per ricordare Carlo, il nipote che ha visto crescere e con cui condivideva molte passioni, tra cui la...

CHIETI. Oggi ci sono fiori, lumini e una foto stampata su carta, ma suo nonno vorrebbe di più per ricordare Carlo, il nipote che ha visto crescere e con cui condivideva molte passioni, tra cui la Juventus. Proprio in quel punto del muro dove oggi tanti cittadini continuano a posare un fiore, Carlo Amicone, 25 anni, ci ha lasciato la vita. Sono passati due mesi esatti dalla tragedia che, all’alba del 20 agosto, ha sconvolto Chieti. A pochi metri da casa sua, dopo una serata trascorsa con gli amici, Carlo si è schiantato con la macchina contro il muro di un edificio comunale che faceva parte del complesso della chiesa di Sant’Anna e che è chiuso da tempo.
IL NONNORenato Fasoli, nonno di Carlo, passa ogni giorno davanti al punto della tragedia, in via Ettore Ianni. Per oggi avrebbe voluto che lì, in memoria del nipote, ci fosse una piccola targa ricordo in metallo, e non in carta. Ma ciò non è stato possibile: sono due mesi che attende la risposta del Comune. «Qualche giorno dopo la morte di Carlo», racconta il nonno, «ho chiesto al parroco della chiesa di chi fosse la proprietà di quel muro e mi ha indirizzato al Comune. Ho subito chiesto agli uffici comunali di poter mettere una piccola targa, ma non ancora riesco a ricevere una risposta». La richiesta del nonno di Carlo non è passata inosservata neppure alla prefettura. «Anche loro hanno sollecitato il Comune e hanno preso a cuore la questione», prosegue Renato che quotidianamente passa lungo strada dove suo nipote ha trovato la morte. «Ogni giorno mi trovo lì davanti», si commuove, «ogni volta è un grande colpo al cuore, mi ci viene ancora da piangere». Il nonno è disposto anche a contribuire alle spese pur di poter mettere la targa ricordo. «Se me lo chiederanno», dice, «sono pronto anche a pagare lo spazio. La targhetta è piccola: neppure venti centimetri. Ma voglio una cosa fatta bene per mio nipote».
IL RICORDO Una targa non potrà riportare in vita Carlo, ma per il nonno è importante perché «rappresenta il ricordo di mio nipote», spiega Renato, «quando passo su quella strada mi piacerebbe vedere la targhetta con il suo nome. È un gesto che voglio fare per mia figlia e per i fratelli». Il legame tra nonno e nipote era fortissimo. «Carlo l’ho cresciuto io», ricorda Renato, «era un ragazzo d’oro. Voleva molto bene ai fratelli e faceva di tutto per loro. Noi eravamo appassionati di calcio: ci vedevamo le partite insieme perché entrambi tifavamo Juventus e andavamo a vederle in un bar a Villamagna». Dopo la tragedia, gli amici di Carlo non si sono allontanati un attimo dalla sua famiglia. «Sentiamo tanto affetto da parte loro», dice il nonno, «ci aiutano anche con il fratellino più piccolo, Alessandro, cinque anni appena. Ci stanno continuamente intorno e a noi questo fa molto piacere».
LA TRAGEDIANel punto in cui nonno Renato vuole mettere il ricordo di Carlo, due mesi fa si piangeva. Una fatalità diventata tragedia: la famiglia Amicone non riesce ancora a darsi pace. Giusto qualche metro in più e Carlo, quella notte di fine agosto, sarebbe arrivato a casa dalla mamma. A bordo della sua Audi A4 il giovane ha perso il controllo e, per cause che mai nessuno potrà chiarire con certezza, si è schiantato. Ancora oggi, dietro la sua foto, ci sono i segni della violenza dell’impatto: è rimasta impressa persino l’impronta della targa anteriore dell’automobile. La tragedia ha colpito al cuore di due comunità: Chieti, dove Carlo viveva da alcuni anni con la mamma Fernanda Fasoli, e Miglianico, dove aveva mantenuto la residenza nell’abitazione del papà Daniele in contrada Cerreto. E ora, a due mesi dall’incubo di quella notte, nonno Renato chiede solo di poter mettere una piccola targa ricordo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA