Una vita ai margini nella città dimenticata

12 Novembre 2021

Un residente racconta: «Francesco era un fantasma, usciva poco». E tanti dicono di non conoscerlo

CHIETI. Il numero civico, alla palazzina popolare di via Albanese 41, è vergato con la vernice spray accanto al portone d’ingresso, sui mattoncini scoloriti. «Il citofono non funziona», è scritto invece a penna. E di cose ne funzionano davvero poche in questo edificio di proprietà del Comune che affonda nel degrado più assoluto, lungo la strada a senso unico che da via Masci porta al piazzale di Sant’Anna. Francesco Ciammaichella viveva al quarto piano, senza elettricità, con la porta rotta. Nell’androne ci sono le cassette postali. Su quella della vittima è ancora ben visibile la scritta «A. Manca», la sua compagna, morta un anno fa. Qualcuno, invece, si è divertito a incidere sulla propria buca delle lettere il nome di John Fitzgerald Kennedy, il presidente degli Stati Uniti assassinato nel 1963.
Il monolocale di Ciammaichella, sotto sequestro, è stato sigillato dai carabinieri con quattro assi di legno e il nastro bianco e rosso. Le chiamano case parcheggio, perché sono assegnate per l’emergenza abitativa, ma spesso diventano una soluzione definitiva per chi, come lo stesso Ciammaichella, vive ai margini e non ha alternative.
«No, non lo conoscevo», è la risposta più ricorrente da parte degli inquilini che accettano quantomeno di rispondere alle domande. Tra questi c’è un uomo con tre figli piccoli. «Oggi non sono andato a lavorare», si limita a dire. «Mia moglie è incinta e, dopo quello che è successo, ha paura di restare sola».
Anche un altro residente risponde al campanello e, sull’uscio di casa, racconta: «Francesco era come un fantasma. Da quello che so, non usciva spesso. Lo conoscevo di vista e lo vedevo pochissimo, forse una o due volte al mese. Mercoledì mattina, quando sono rientrato a casa, era tutto tranquillo. Anche la notte precedente non ho sentito grida o rumori. No, ultimamente non ho avuto idea che ci siano stati litigi, né ho visto movimenti strani».
Il vicino che ha lanciato per primo l’allarme non è in casa, o almeno non risponde. C’è poca, pochissima voglia di parlare al civico 41 di via Albanese. (g.let.)
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