Unioni civili, coro di sì ai registri

20 Novembre 2015

L’Altra Chieti incassa il sostegno del rettore Di Ilio e dell’ex dg della “d’Annunzio” Napoleone

CHIETI. Si chiamano unioni civili e sono rappresentate da scelte di convivenza fra due persone, etero o omosessuali, legate da rapporti affettivi ed economici non vincolati dal matrimonio. Coppie, sempre più numerose, che chiedono di godere degli stessi diritti di quelle «tradizionali». A sostenere «la battaglia di civiltà», è il movimento politico L’Altra Chieti che spinge il Comune per la creazione del registro delle unioni civili. Il primo passo è la mozione presentata dal capogruppo Enrico Raimondi, alla quale, domani, farà seguito una giornata di volantinaggio informativo e di sensibilizzazione in corso Marrucino. «È un atto di civiltà che garantisce il diritto di eguaglianza delle coppie di fronte alla legge» sostiene Raimondi «va necessariamente colmato un vuoto legislativo anche se la giurisprudenza si sta orientando verso sentenze favorevoli che garantiscono alcuni fondamentali diritti alle coppie di fatto come la possibilità di accudire in ospedale il proprio caro o ritirare la sua pensione, oppure restare nella stessa abitazione qualora il compagno o la compagna dovesse venire a mancare. La strada da percorrere è ancora lunga, ma la creazione di registri comunali può rappresentare la spinta per dotare l’Italia di una legge ad hoc». L’Aquila e Pescara si sono già allineate alle direttive dell’Ue. Chieti no. Per il presidente dell’associazione L’Altra Chieti, Alessandro Fortunato,«il Comune di Chieti non può rimanere indietro rispetto a tanti altri comuni italiani che hanno regolamentato le unioni civili». Aldo Cerulli, presidente di Cittadinanzattiva commenta: «Se i registri sono stati istituiti in Europa e nella maggior parte dei Comuni italiani» commenta «vuol dire che sono importanti e che hanno una indubbia valenza sociale. Il no del Comune di Chieti è forse di carattere politico?» chiede con velata ironia «riconoscere gli stessi diritti alle coppie di fatto è un atto dovuto e di civiltà». Un convinto sostenitore della libertà individuale e quindi della libera scelta di vivere percorsi sentimentali al di fuori del matrimonio è il rettore dell’Università “d’Annunzio” Carmine Di Ilio: «Il rispetto per i sentimenti e per chi decide di vivere la propria esistenza accanto a una persona senza il vincolo del matrimonio è nel mio dna» sostiene «un rispetto che va supportato necessariamente con il riconoscimento giuridico di queste coppie».

Per don Domenico Melchiorre, parroco di Sant’Anna il vero problema non è l’istituzione o meno dei registri delle coppie di fatto, ma perché i matrimoni, soprattutto quelli religiosi, sono in forte calo. «C’è un profondo disagio sociale dovuto alla mancanza di lavoro» sottolinea «tanti giovani non si sposano perché non hanno di che vivere. Il matrimonio è un sacramento impegnativo che preferiscono non affrontare. Poi però, in seguito, quando nascono i bambini, sono i primi a volerli battezzare». Al coro di sì al registro delle unioni civili si unisce anche l’ex direttore generale della d’Annunzio Marco Napoleone: non è un falso problema, ma la risposta di uno stato sociale emancipato. Negare tutto questo è come “comprimere” la libertà di scelta individuale». Affermazioni che non sembrano scalfire le considerazioni del sindaco Umberto Di Primio: i registri? sono contrario e lo sarò sempre. Mi adeguerò solo se me lo imporrà la legge.