Università, salta l’appalto da 2,5 milioni

29 Giugno 2016

Bocciato l’affidamento dell’Ateneo telematico alla slovacca Sevs per 10 anni: «Non si vende la governance della Da Vinci»

CHIETI. Il bando che ha aperto le porte dell’università telematica Leonardo Da Vinci agli slovacchi della Sevs (Stredo Euròpska Vysoka Skola) è illegittimo. Lo ha deciso il Tar di Pescara rimettendo in ballo l’operazione che doveva portare nelle casse della fondazione Università d’Annunzio oltre 2 milioni e mezzo di euro in cambio della gestione dell’Unidav per dieci anni, entrando in quota maggioritaria all’interno del suo consiglio d’amministrazione. La sentenza è di lunedì scorso. A firmarla sono stati i giudici Michele Eliantonio (presidente), Alberto Tramaglini (consigliere) e Massimiliano Balloriani (consigliere ed estensore) che hanno accolto il ricorso presentato dall’università telematica Pegaso di Napoli. Assistita dagli avvocati Giovanni Di Giandomenico e Rita Ricciardi, la Pegaso ha impugnato l’avviso pubblico con cui è stato selezionato il partner che avrebbe dovuto rilanciare l’ateneo on line. La Pegaso non ha mai risposto al bando, giudicandolo fin da subito illegittimo e per questo si è rivolta al Tar che, accogliendo il ricorso, è giunto alle stesse conclusioni.

«L’operazione è illegittima», ha spiegato l’avvocato Di Giandomenico, «perché la Da Vinci, finanziata con soldi dell’università e dunque pubblici, deve essere trattata alla stregua di un ente pubblico, ciò comporta che non può cedere la propria governance al miglior offerente. La sentenza ha stabilito appunto che non è possibile “vendere” la direzione di un organismo di diritto pubblico, come quello dell’Unidav, ente strumentale della d’Annunzio, sia pure tramite la Fondazione d’Annunzio, a sua volta strumentale all’ateneo teatino-pescarese, senza sovvertire le regole dell’ordinamento italiano in materia di pubblica amministrazione».

È vero che gli statuti di Fondazione e Unidav prevedevano la possibilità di selezionare un “partecipante istituzionale della Fondazione ai fini della nomina di una rappresentanza nel consiglio di amministrazione dell’università Leonardo da Vinci” (obiettivo del bando), ma il fatto che la rappresentanza in Cda fosse “maggioritaria” ha fatto sì che l’operazione venisse paragonata, appunto, a una “vendita”, o a una “cessione”, della governance Unidav.

Il Tar ha accolto il ricorso ma anche fissato al 7 ottobre l’udienza per discutere i motivi aggiuntivi. Si tratta del fatto che la Pegaso aveva all’inizio impugnato solo l’avviso di selezione pubblica, ma in seguito ha impugnato anche i successivi passi burocratici che hanno portato la Sevs al Palazzo di Vetro di Torrevecchia, sede Unidav. Il 7 ottobre, dunque, il Tar si esprimerà anche sull’aggiudicazione e sulla firma del contratto del 31 marzo scorso.

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