Università, Del Vecchio resta al suo posto

Fallisce l’attacco al direttore generale, all’ultimo minuto il pareggio ma il voto del Rettore vale doppio
CHIETI. L'attacco al direttore generale si consuma all'improvviso in un Consiglio d'amministrazione che sa di agguato. Sei docenti dell'Università “d'Annunzio” presentano una mozione di sfiducia nei confronti del dg Filippo Del Vecchio. Ma nel momento clou, cioè alla resa dei conti della votazione, la fronda si riduce a cinque voti che non bastano per sfilare la poltrona con le spine su cui Del Vecchio siede da tre anni. Finisce cinque a cinque ma il rettore, Carmine Di Ilio, vale due. Quindi il dg rimane al suo posto. É un voto che va al di là delle tre articolate pagine di mozione di sfiducia. E' un voto politico che getta benzina sul clima elettorale all'Università di Chieti e Pescara. In altre parole è il primo grosso segnale lanciato da chi ambisce a prendere il posto più alto, quello del magnifico rettore, quando Di Ilio dovrà farsi da parte perché non è ricandidabile. Ma andiamo per ordine. Il Consiglio di amministrazione di ieri, che non lasciava presagire alcun clima di agguato, aveva all'ordine del giorno due punti, entrambi di sostanza, a cui se n’è aggiunto un terzo, approvato, di tenere aperte fino alla mezzanotte le aule di Lettere e i laboratori di Architettura. Dove infatti votare l'accordo di programma che permette all'Università di realizzare l'importante progetto culturale che la legherà alla città alta, cioè il museo nell'ex caserma Bucciante che il Demanio ha ceduto al territorio. A questo progetto Di Ilio tiene molto, così come dovrebbe tenerci il direttore del museo universitario, Luigi Capasso. Più delicato era invece il secondo punto da trattare che, in sintesi, fa sì che l'Università deleghi al provveditorato delle opere pubbliche importanti appalti in cantiere, svuotando di fatto lo stesso Cda del suo potere decisionale.
E' su questo secondo punto che i sei docenti, alla vigilia del Consiglio d'amministrazione, presentano un documento con cui si dichiarano contrari. Documento al quale Del Vecchio avrebbe dato risposte che, evidentemente, non sono bastate se ieri in cinque (i docenti Capasso, Caroli, Costantini e Vanzi, oltre agli esterni Bianchini ed Ercoli) votano sì alla mozione di sfiducia che di fatto avrebbe compromesso anche l'esito degli altri due punti. Come dire: l'attacco era duplice, perché rivolto non solo contro il dg ma anche verso il rettore.
Che ha risposto votando no alla sfiducia del suo direttore e insieme a Di Ilio lo hanno fatto il professor Palumbo, Luigi D'Addona e i due studenti che partecipano al Cda.
In caso di parità, cinque a cinque, il voto del rettore pesa di più. Del Vecchio è salvo. Ma il peso politico, visto anche in chiave elezione del nuovo rettore, vale molto di più del minuscolo scarto che ieri ha diviso vincitori e vinci. E fa presagire un futuro di fuoco tra le mura dell'Ateneo. (l.c.)

