Usura, cinque anni a un imprenditore

14 Dicembre 2016

La vittima ha detto di essere stata minacciata per il debito non saldato. Il collegio ha accolto le richieste del pm Di Florio

VASTO. Usura in concorso ed estorsione. Dura sentenza del tribunale di Vasto. Il dispositivo è stato letto poco prima delle 17. Il tribunale, composto da Italo Radoccia, Fabrizio Pasquale e Michelina Iannetta, ha condannato l’imprenditore edile Vincenzo Menichilli, 56 anni, di San Salvo, a 5 anni per usura. Caduto il concorso in usura, l’altro imputato Auro Chinni, 55 anni, anche lui di San Salvo e accusato solo di usura, è stato assolto. «Non possiamo accettare questa sentenza, ricorreremo in appello», sono state le dichiarazioni a caldo dell’avvocato Raffaele Giacomucci, difensore di Menichilli.

Il collegio sostanzialmente ha accolto le richieste del pm, il procuratore capo Giampiero Di Florio. Si chiude così una vicenda giudiziaria durata 5 anni. A contestare l’accusa a Menichilli e Chinni nel 2011 furono i carabinieri della compagnia di Boiano e i colleghi di Vasto. Secondo i militari i due imprenditori edili avrebbero preteso da un conoscente, al quale avevano prestato una piccola somma di denaro, un importo gonfiato con alti tassi di interesse. Menichilli era accusato anche di estorsione. Entrambi finirono ai domiciliari.

Il fatto suscitò subito clamore. San Salvo si divise tra colpevolisti e innocentisti. Gli indagati hanno sempre negano le accuse con determinazione. La vicenda che li ha messi nei guai si verificò in estate. Un operaio residente in un piccolo comune molisano della vallata del Trigno, mentre era in vacanza con la famiglia a San Salvo marina, avendo bisogno di denaro liquido chiese un prestito a Menichilli. La somma era esigua, ma nel giro di pochi giorni, secondo i carabinieri, lievitò a causa del tasso di interesse di gran lunga superiore a quanto previsto dalla legge. «Ben presto», scrissero in una nota i militari, «il villeggiante iniziò a subire una serie di pressanti richieste».

Stando al racconto della presunta vittima, per convincerlo a saldare il debito Menichilli avrebbe minacciato di procurargli gravi danni. L’uomo, disperato, decise di chiedere aiuto ai carabinieri del suo paese. Dopo cinque anni di indagini, interrogatori, e audizione nell’aula del tribunale di numerosi testimoni, ieri pomeriggio il collegio giudicante ha emesso la sentenza. Grande la soddisfazione degli avvocati Clementina De Virgiliis e Alessandra Cappa che assistevano Chinni. Amareggiato l’avvocato Giacomucci. «Non mi arrendo. Aspetto le motivazioni della sentenza e subito dopo presenterò ricorso in appello. È una sentenza severa e il mio cliente non ha fatto ciò di cui è accusato», ha dichiarato il legale.

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