Usura, ricettazione e truffa Pene ridotte a 7 condannati

La Corte d’Appello dell’Aquila non riconosce l’associazione per delinquere Confermate le quattro assoluzioni del processo di primo grado
LANCIANO. Pene ridotte grazie soprattutto al fatto che non è stata riconosciuta l’accusa di associazione a delinquere. La Corte d’Appello dell’Aquila ha rideterminato le condanne inflitte il 31 maggio 2013 in primo grado dal collegio presieduto dal giudici Ciro Riviezzo, Paola De Nisco e Francesco Marino, nell’ambito del processo che portò alla sbarra 11 persone accusate a vario tutolo di associazione a delinquere finalizzata a truffa, usura e ricettazione. Un processo nato da un’operazione della polizia, denominata Cupola, che nel 2007 portò a tre arresti e 19 denunce di persone facenti parte di una organizzazione che avrebbe prestato soldi a commercianti della zona in difficoltà, chiedendo indietro somme con tassi di interesse tra il 10 e il 15% al mese. Le stesse vittime, poi, sarebbero state utilizzate per una serie di truffe. Con la promessa di estinguere il debito, i commercianti facevano da prestanome per acquistare merce, soprattutto prodotti per l’edilizia, pagata solo in minima parte, spesso con assegni a vuoto e rivenduta a prezzi stracciati. La polizia sequestrò prodotti dal valore di 250mila euro.
La Corte, per prescrizione, ha eliminato l’associazione a delinquere, poi ha rideterminato le condanne. Antonio Dell’Orefice è passato da 5 anni e 6 mesi di reclusione a tre anni e 6 mesi; Domenico Dell’Orefice da tre anni e10 mesi a due anni e 6 mesi; Angelo Di Ghionno da due anni e 5 mesi all’assoluzione per prescrizione; Franco Ficca a tre anni e 9 mesi a due anni e 4 mesi; Mario Picciotti da 3 anni e 4 mesi a due anni e tre mesi; Domenico D’Alonzo da 2 anni e 8 mesi a un anno e 4 mesi; infine Giovanni Marrone da 2 anni e 10 mesi di carcere a un anno e 8 mesi. Confermate le assoluzioni di Carmine Scutti, Nicola Vincenzo Picciotti, Rosalba Abbonizio e Paolo Mastrippolito. (t.d.r.)
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