Va a processo per l’occupazione abusiva

1 Marzo 2017

Da venti mesi abita con la famiglia nell’ex caserma dei pompieri: la Procura lo cita in giudizio

LANCIANO. Comparirà davanti al giudice il prossimo 2 maggio. È arrivato il rinvio a giudizio per Alfredo Rosato, il disoccupato che da venti mesi occupa abusivamente, con la sua famiglia, l’ex caserma dei vigili del fuoco in via Galvani. Dopo le ulteriori indagini richieste dal gip Massimo Canosa (che aveva respinto la richiesta di archiviazione del precedente pm Anna Benigni), arriva la citazione diretta a giudizio da parte della Procura. A Rosato viene contestato il reato di invasione di edificio, in questo caso pubblico poiché di proprietà della Provincia. Ma non è questa la sola tegola sulla famiglia Rosato.

Proprio in seguito al decreto di citazione a giudizio, notificato dalla Procura in quanto l’ente è parte offesa, il presidente della Provincia, Mario Pupillo (che è anche sindaco di Lanciano), ha dato mandato ai legali dell’ente, gli avvocati Gianni Maria Saracco del foro di Torino e Raffaella Di Giovanni del foro di Pescara, di attivare le procedure più opportune per rientrare nel pieno possesso dello stabile occupato abusivamente. In realtà avrebbe potuto farlo molto prima, ma il rinvio a giudizio di Rosato ha infine dettato i tempi. La famiglia Rosato ha occupato l’ex caserma nel luglio del 2015, dopo essere stata sfrattata dalla propria abitazione. Padre, madre e due figlie, di cui una minorenne, vanno avanti con un reddito annuo di poco più di 3mila euro. L’occupazione, seppur abusiva, è stato un atto disperato, per non finire in mezzo alla strada. Finora, infatti, non sono mai risultati assegnatari di alloggi popolari o case parcheggio, malgrado la situazione economica critica. La speranza è quella di entrare nella graduatoria che il Comune si appresta a stilare e ottenere una casa. Solo così potrebbe cadere anche l’accusa per Rosato.

«Siamo solidali con la famiglia Rosato», interviene Marco Pasquini, responsabile lancianese di CasaPound Italia, «ciò che ha spinto Alfredo ad occupare è stata solo una necessità disperata, e si è sempre dichiarato disponibile ad abbandonare l’ex caserma se gli venisse prospettata una soluzione adeguata per la sua famiglia, come una casa-parcheggio dove alloggiare in attesa dell’assegnazione degli alloggi popolari».

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