Va con l’auto Asl in scuderia Condannato a un anno

3 Novembre 2018

Pena definitiva per un tecnico 55enne del settore prevenzione della sanità È stato scoperto in un terreno di sua proprietà nel comune di Caramanico

CHIETI. Con l’auto della Asl, durante l’orario di lavoro, andava nella sua scuderia fuori provincia. Un tecnico della prevenzione dell’azienda sanitaria teatina, F.P., 55 anni, è stato condannato a un anno di reclusione per peculato d’uso. La pena è diventata definitiva dopo la sentenza della Cassazione, che ha confermato quanto già deciso dai giudici del tribunale di Pescara e da quelli della Corte d’Appello dell’Aquila. I fatti risalgano all’estate del 2011. Gli uomini del Corpo forestale di Pescara notano una Fiat Panda di colore bianco, con la scritta della Asl Lanciano Vasto Chieti, all’interno di un terreno privato di Caramanico. Quel terreno risulta di proprietà di F.P., che nell’azienda sanitaria svolge «funzioni di vigilanza e ispezioni». A quel punto scattano le indagini che accertano come il dipendente pubblico, originario di Scafa, in sei diverse occasioni abbia raggiunto con l’auto di servizio la sua scuderia in provincia di Pescara, fuori dal proprio territorio di competenza lavorativa e durante l’orario di lavoro. La ricostruzione fatta dagli investigatori ha retto due processi e anche il vaglio della Cassazione. Per i giudici supremi, infatti, il ricorso presentato da F.P. è inammissibile perché «manifestamente infondato e generico». Non ha convinto la versione difensiva secondo cui «era normale che si uscisse dal territorio di stretta competenza al fine di meglio risolvere problematiche connesse a rapporti di collegamento con altri uffici sul territorio». F.P. si è difeso sottolineando anche «la limitata permanenza nel comune di Caramanico, situato lungo il tragitto e luogo di incontro con un altro funzionario per motivi istituzionali». Motivo per cui, sempre secondo il tecnico finito nei guai, «nessun danno è stato provocato all’amministrazione pubblica». Ma anche questa giustificazione è stata ritenuta non credibile. Scrivono infatti i giudici supremi della sesta sezione penale (presidente Anna Petruzzellis e relatore Antonio Costantini): «Integra il delitto di peculato d’uso la condotta dell’appartenente alla pubblica amministrazione che utilizzi l’auto di servizio per finalità estranee ad esso in quanto, pur non producendosi un significativo danno patrimoniale per la pubblica amministrazione, viene ad esserne pregiudicata l’attività ordinaria». In Cassazione la Asl, difesa dall’avvocato Cristiano Sicari, aveva chiesto di respingere il ricorso del dipendente infedele. F.P. è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di duemila euro in favore della cassa delle ammende.
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