Valentinetti torna a Ortona per l’addio a don Tarcisio

Anche il vescovo di Pescara ai funerali del prete-simbolo: era il suo maestro Un applauso accoglie la bara del sacerdote che guidò i fedeli di San Tommaso
ORTONA. In un torrido martedì di metà luglio, sono stati i volti tristi di chi sa di aver perso un faro della propria vita a caratterizzare l'ultimo saluto a don Tarcisio Frezza, parroco emerito della cattedrale di San Tommaso di Ortona. Ieri è stato il giorno dell'addio al sacerdote 82enne, amato e stimato da tutta la comunità ortonese, presente in massa alla cerimonia funebre del prete deceduto lunedì mattina all'ospedale di Pescara.
Nella cattedrale gremita si sudava molto, il caldo si è fatto sentire ed ha accompagnato il vuoto che monsignor Frezza ha lasciato nel cuore di ognuno. Lui, che aveva un rapporto speciale con i giovani, sempre disponibile con tutti, difficilmente sarà dimenticato dai fedeli di Ortona, che a stento sono riusciti a trattenere le lacrime. In prima fila durante i funerali, oltre ai familiari del sacerdote, c'erano Angelo Radica, sindaco di Tollo, paese d'origine di monsignor Frezza, e Vincenzo D'Ottavio, primo cittadino di Ortona. A celebrare la messa è stato l'arcivescovo della diocesi di Lanciano-Ortona, monsignor Emidio Cipollone, affiancato da un altro arcivescovo, monsignor Tommaso Valentinetti, alla guida della diocesi di Pescara-Penne, che con don Tarcisio ha mosso i primi passi nel suo cammino di fede. I canti del coro della Cappella musicale di San Tommaso Apostolo hanno accompagnato una toccante cerimonia, conclusasi con gli scroscianti applausi all'uscita del feretro dalla cattedrale tra due ali di folla.
«Piccolo e poliedrico», così monsignor Cipollone ha descritto don Tarcisio durante l'omelia. Piccolo in quanto umile, poliedrico perché pieno di interessi, dalla Parola di Dio, alla musica, all'arte e alla letteratura. «Aveva mille sfaccettature», ha sottolineato l'arcivescovo della diocesi di Lanciano-Ortona, il quale ha anche svelato le parole che il compianto parroco 82enne gli aveva rivolto qualche tempo fa. «Da questo letto di sofferenza prego per la mia comunità, perché nel nome di San Tommaso conservi la fede e cresca nella fede», sono stati i termini con cui don Tarcisio ha parlato a monsignor Cipollone, che ha poi aggiunto: «Era diventato il sacerdote di tutti e per tutti, il fratello e il padre della comunità». L'ortonese monsignor Valentinetti è invece cresciuto con il parroco emerito della cattedrale di San Tommaso. «Per tantissimi di noi don Tarcisio è stato un formatore», ha dichiarato nelle ultime battute dei funerali, «un padre buono e attento, che ha anche saputo riprendere qualche volta i suoi figli con dolcezza e amore». L'arcivescovo della diocesi di Pescara ha poi ricordato qualche aneddoto: «Quando eravamo chierichetti lo chiamavamo don Tarcisio della 500, perché quella era la sua auto. Ricordo i tanti campi scuola fatti insieme, è stato colui che ci ha insegnato a pregare. Signore, grazie per avercelo dato. Don Tarcisio, grazie per quello che hai condiviso con noi».
Un lungo applauso ha accompagnato l'uscita della bara dalla cattedrale, per anni la casa del compianto parroco. È stato questo il suo ultimo saluto ad Ortona, prima di far ritorno nel proprio paese di origine, Tollo, nel cui cimitero riposerà per sempre.

