Vandali in centro, 2 anarchici a processo

Imbrattati corso Marrucino, Camera di commercio e chiesa di San Domenico: i vestiti e un cane incastrano gli autori
CHIETI. Finiscono sotto processo gli autori delle scritte anarchiche comparse in pieno centro storico. Per il sostituto procuratore Giancarlo Ciani, a imbrattare con una bomboletta spray il palazzo della Camera di commercio in piazza Vico, i portici di corso Marrucino e la facciata della chiesa di San Domenico sono stati Martina Losito, 25 anni, e Giampaolo Zagami (32). Ieri il caso è arrivato in tribunale.
Le indagini sui vandalismi avvenuti nella notte tra il 25 e il 26 gennaio del 2018 sono state condotte dai poliziotti della Digos, diretti dal vice questore Coriolano Conte, che hanno identificato i due giovani teatini «noti per la loro appartenenza alla locale area anarchica», si legge sulle carte dell’inchiesta. Entrambi, difesi dall’avvocato Gianni Piscione, devono rispondere di «deturpamento e imbrattamento di cose altrui». Gli imputati, in base agli accertamenti della questura, sono stati incastrati dalle immagini delle telecamere di un negozio di vestiti di via San Paolo, una stradina adiacente a piazza Vico che porta ai tempietti romani.
Quella notte di quasi un anno e mezzo fa, nel cuore della città appaiono una serie di scritte con in calce la “a” degli anarchici: «Tanto va lo schiavo all’urne che si sente cittadino», «Non votare mai», «Contro i fascisti sempre più», «+ Case - Pound», «I ribelli non votano», «- chiese + case». Dalle immagini del sistema di videosorveglianza della boutique, i poliziotti scoprono che a rendersi protagonisti del raid sono stati un uomo e tre donne. Una di queste viene riconosciuta dagli agenti in Martina Losito. La ragazza, sempre secondo gli investigatori, indossa un giubbino nero marca Napapijri già notato durante manifestazioni d’area anarchica che si sono svolte anche fuori provincia. Ma non è finita qui. La giovane viene ripresa mentre si allontana correndo dai portici di piazza Vico, in direzione terme romane, con un cane meticcio di colore grigio. E gli investigatori sottolineano come, in precedenti occasioni, quel cane sia stato portato al guinzaglio proprio da Losito. Gli occhi elettronici “catturano” anche un ragazzo con il volto semicoperto: indossa un giubbino con il cappuccio, un cappellino con il pon-pon, pantaloni verde militare e un paio di scarpe scure. Per gli investigatori, si tratta di Giampaolo Zagami. Quella stessa notte, compaiono scritte di tenore identico anche in altre zone del centro cittadino. In primis alla villa comunale, ma il sistema di videosorveglianza non è attivo e non è possibile dare un volto ai vandali. All’indomani del raid, sull’argomento intervengono anche il sindaco Umberto Di Primio e l’assessore Mario Colantonio. «Questi soggetti andrebbero presi e gli si dovrebbe far ripulire i muri con la lingua», tuona il primo cittadino, «una vergogna che si ripete. Una deturpazione della città intollerabile che da mesi denuncio. Uno scandalo la reiterata deturpazione del muro della Camera di commercio, una indecenza la violazione del muro della chiesa di San Domenico. Chiedo al prefetto e agli organi di polizia di stringere le attività di controllo sugli ambienti dai quali provengono questi imbrattatori, nemici della città».
Ieri mattina, la prima udienza del processo a carico di Losito e Zagami – davanti al giudice Chiara Di Gerio – è stata rinviata per lo sciopero degli avvocati penalisti. Si torna in aula il 19 marzo del 2020.

