Vasto, minacce a psicologa e Casa di accoglienza: arrestato stalker

Accusato di abusi sessuali sulla figlia minore ospitata in un centro, l'uomo ha cominciato a seguire e minacciare di morte la psicologa ritenuta responsabile di aver indotto la minore a denunciarlo
VASTO. Minacce e atti persecutori nei confronti del personale di una casa di accoglienza per minori dove è custodita la figlia minorenne: per questo motivo gli uomini del Commissariato di Polizia guidati dal commissario capo Fabio Capaldo hanno arrestato un quarantenne di Vasto, in passato accusato di violenza sessuale nei confronti della figlia.
Da quando il Tribunale ha bloccato ogni contatto tra la minore e il padre, quest’ultimo ha messo in atto una serie di minacce nei confronti del personale della Casa accoglienza, e in particolare nei confronti della psicologa ritenuta responsabile di aver indotto la minore a denunciare gli episodi di violenza. L’uomo inizialmente aveva cominciato ad effettuare decine di telefonate all’utenza della struttura con toni alterati e minacciosi nei confronti di chiunque rispondesse al telefono, tanto da costringere il personale a staccarlo, anche per non intimorire la ragazza, già provata per l’accaduto e con forti reazioni d’ansia. Lo stalker poi ha intensificato sempre più il numero e la gravità delle minacce, arrivando a seguire la psicologa e dicendole che avrebbe sparato in bocca a lei e ai suoi figli. La vittima aveva rifiutato più volte di incontrare l’uomo, intenzionato a vedere la figlia a tutti i costi e questo le era costato vere e proprie forme di persecuzione, in grado di limitarne la libertà e di violare la propria privacy. La donna è stata costretta a cambiare le proprie abitudini di vita, a tenere sotto controllo i figli e a denunciare il fatto alla Polizia. In seguito agli accertamenti effettuati e alle informazioni rese dal personale della Casa d’accoglienza, il giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica del Tribunale di Vasto, ha tenuto conto della particolare pericolosità sociale, disponendone la custodia cautelare in carcere nella locale Casa circondariale.

