Vasto, sgominata la gang dei furti al bancomat

Con una forcina impedivano l’uscita dei soldi e li ritiravano quando i clienti andavano via: obbligo di dimora per quattro
VASTO. Si chiama “cash trapping” (letteralmente soldi intrappolati) ed è la nuova frontiera dei furti attuati mediante la manomissione degli sportelli bancomat e postamat. Il fenomeno ha mietuto vittime in tutto l’Abruzzo. Neppure Vasto è stata risparmiata. La tecnica sarebbe stata utilizzata da una gang di trenta romeni che, oltre a rubare rame, aiutandosi con una forcina adattata al caso, derubava anche gli ignari cittadini.
Della gang farebbero parte, secondo la magistratura aquilana, quattro romeni residenti a Vasto: I.C., 37 anni, P.C., 35 anni, C.P., 31 anni, e I.V., 30. Per i quattro, colpiti dalla misura cautelare dell’obbligo di dimora a Vasto, oggi è in programma l’interrogatorio di garanzia. Ad assisterli è l’avvocato Raffaele Giacomucci. Il legale è deciso a dimostrare l’estraneità dei suoi assistiti alle attività illegali contestate.
Il “cash trapping” sfrutta una tecnica elementare e nessuno si accorge di nulla. I segni della manomissione non si vedono. Si tratta, infatti, dell’inserimento di una forcina metallica appositamente costruita nello sportellino di fuoriuscita delle banconote. Gli sventurati utenti possono concludere tutte le operazioni di prelievo ma le banconote non fuoriescono dallo sportellino, che rimane chiuso. A quel punto il cliente, imputando il disguido a un guasto tecnico, solitamente si allontana, deciso a reclamare il disservizio all’istituto di credito o all’ufficio postale. E mentre i clienti sconcertati avanzano la protesta entra in scena uno dei componenti della gang, che staziona nei dintorni pronta a forzare lo sportellino e a recuperare la forcella e le banconote trattenute.
Qualche tempo fa una operazione simile a quella scattata in Abruzzo era partita nella capitale. I quattro romeni residenti a Vasto farebbero parte di una vera e propria organizzazione e per questo viene contestata loro l’associazione a delinquere. I capi del presunto sodalizio sono in carcere. Come detto, il gruppo si era specializzato in furti di rame e furti ai bancomat. Ad incastrare la gang sarebbe stata la tecnologia: Gps (dispositivo di localizzazione satellitare) sulle auto dei sospettati e videocamere. Le misure cautelari sono in tutto 18, tredici quelle ai domiciliari, quattro gli obblighi di dimora e sei le denunce a piede libero. Le ipotesi di reato, a vario titolo, sono di associazione a delinquere finalizzata ai furti in danno di persone in procinto di effettuare operazioni bancarie presso bancomat. I reati sono stati commessi da ottobre 2015 a maggio 2016 con una interruzione solamente durante il periodo natalizio.
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