Vendite a falsi operai Sevel La Fiat in aula spiega il raggiro

LANCIANO. È stata di scena la Fiat ieri nel maxi processo sulla truffa delle false rottamazioni delle auto che vede 6 imputati, circa 80 test e 6 parti civili tra cui la Fiat rappresentata dall’avvoc...
LANCIANO. È stata di scena la Fiat ieri nel maxi processo sulla truffa delle false rottamazioni delle auto che vede 6 imputati, circa 80 test e 6 parti civili tra cui la Fiat rappresentata dall’avvocato Giannandrea Anfora, del foro di Torino, che sarebbe stata truffata per circa 600mila euro. A rispondere alle domande prima del procuratore capo Francesco Menditto e poi dei legali difensori degli imputati e di fronte ai giudici Francesco Marino, Gabriella Cordisco (presidente) e Stefania Cantelmi, è stato un responsabile della Fiat, Andrea Croce.
È stato lui a ricostruire la trafila delle rottamazioni e degli sconti Fiat, a spiegare come avvenivano i rimborsi e i controlli da parte dell’ufficio sicurezza. «A scoprire della truffa ai danni dello Stato e della Fiat e il falso è stata la Polstrada», ha detto Croce, «la Fiat così ne è venuta a conoscenza. Ricostruire i vari passaggi delle presunte truffe non è stato semplice vista la rete di concessionari, sub-concessionari di cui dispone la Fiat e soprattutto delle varie tipologie di sconto che applica». Ci sono sconti ai concessionari sulla quantità delle auto vendute e sulla qualità, sconti ai dipendenti del gruppo Fiat, promozioni mensili. In questo caso, come spiegato dal dirigente aziendale, la tipologia di sconti applicata era quella per i dipendenti. «Che oscilla tra il 12 e il 20% con 6 mesi di bollo e sei mesi di assicurazione pagati», ha detto Croce, «sconto per il dipendente o per un suo parente di primo grado. Ovviamente ci doveva essere la documentazione ad attestare la parentela».
Ma è qui che si è incentrata la truffa, con i tesserini Sevel (gruppo Fiat) che sarebbero stati falsificati. «Il numero del tesserino capitava che non fosse di un dipendente», ha aggiunto Croce, «o che il tesserino era giusto ma era di una persona diversa da quella indicata. La Fiat ha quindi pagato il concessionario più di quanto dovuto». Si parla di circa 600mila euro.
Altra truffa sulle rottamazioni per incassare i contributi dello Stato: una somma variabile tra i 1.500 e i 4 mila euro, fino agli 8 mila per un veicolo commerciale. Qui il profitto, secondo l’accusa, sarebbe stato di 85 mila euro. (t.d.r.)
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