Venticinque famiglie perdono la casa

Affitti e rate del mutuo non pagati perché non c’è più il lavoro, ma gli alloggi scarseggiano. Caritas: va fatto un censimento
LANCIANO. Venticinque famiglie stanno perdendo la casa. Affitti o rate del mutuo non pagati, perché i soldi non ci sono a causa del lavoro perso e non più ritrovato, fanno sì che a breve queste famiglie saranno costrette a lasciare mura e ricordi. Per dove? È questo il problema. Non ci sono case parcheggio comunali o alloggi popolari gestiti dall’Ater a disposizione per tutti. La Caritas, che monitora queste famiglie, cerca di aiutarle non solo pagando qualche bolletta o consegnando pacchi di pasta ma anche psicologicamente. Il chiostro della Divina Provvidenza, a Lancianovecchia, che avrà alcuni posti letto, non è ultimato. E alcune persone già sono in strada. Qualche famiglia ha dormito per settimane in auto. Altre hanno trascorso qualche giorno in rifugi di emergenza, anche all’ex ippodromo.
«La situazione è delicata», dice Luigi Cuonzo, responsabile della Caritas diocesana, «abbiamo aiutato già un paio di famiglie che stavano dormendo in auto ma il problema maggiore è che sappiamo, attraverso il nostro centro di ascolto, che ce ne sono circa 25 che saranno costrette a lasciare la propria casa. Sono indietro di mesi e mesi con la rata del mutuo o dell’affitto perché sono senza lavoro. Quando hanno comprato casa molti avevano un impiego e si erano impegnati col mutuo che però ora, con l’onda lunghissima della crisi, non riescono più a pagare. Noi abbiamo ospitato alcune persone per 10, al massimo 15 giorni, ma servono case. Nei prossimi mesi queste famiglie non avranno più un tetto. Con tutte le conseguenze che ne derivano». Le case parcheggio o popolari non bastano e la costruzione di nuove abitazioni è stata ferma per oltre 20 anni. Il Comune oggi sta ultimando in via Spataro alloggi a canone concordato; l’Ater da anni ha in progetto un palazzo in via Righi ma non c’è un mattone.
«Occorre fare un censimento di tutti gli alloggi disponibili», suggerisce Cuonzo, «sia da parte del Comune che dell’Ater perché alcune famiglie occupano appartamenti non avendo i requisiti e potendosi permettere altro. Non serve fare la ricognizione solo degli alloggi vuoti». Che sono sempre troppo pochi. Per quanto riguarda la Caritas sta realizzando un punto di prima accoglienza nel chiostro di Sant’Agostino. I lavori sono iniziati da tempo ma da un anno erano fermi.
«Proprio ieri abbiamo avuto il via libera della Sovrintendenza per riprendere i lavori», dice Cuonzo, «il secondo lotto, che prevede interventi interni con la divisione delle stanze e dei piani per 130mila euro circa. Ci sarà una bottega sartoriale, stanze per l’assistenza medica, il recupero scolastico e anche due mini appartamenti e letti per aiuti, però, solo temporanei».
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