Vertice urgente sull’acqua dimezzata

9 Luglio 2015

Magnacca: «Si trovi subito una soluzione-tampone». Tagliente: «L’impianto è rimasto aperto e così si è svuotato»

VASTO. Il livello dell’acqua nella diga di Chiauci si abbassa di giorno in giorno. La riviera, le industrie e l’agricoltura rischiano di trascorrere agosto nella siccità. «La politica vastese però è in ferie», annota l’ex sindaco di Vasto, Giuseppe Tagliente. L’acqua dell’invaso di Chiauci non è sufficiente. Quella che per anni è stata la grande riserva idrica del Vastese, è stata “trascurata” durante l’inverno. Il sindaco di San Salvo, Tiziana Magnacca, ha inviato ieri mattina una lettera a tutti i sindaci e alle autorità preposte chiedendo un summit urgente per affrontare l’emergenza. «Se possibile facciamo una riunione a San Salvo. Facciamola ovunque purchè si faccia e si riesca a trovare una soluzione-tampone. Se qualcuno è in ferie sarebbe opportuno che, vista la gravità della vicenda, rientri immediatamente», chiede Magnacca.

Il rischio che ad agosto si fermi tutto per mancanza di acqua è alto. Il danno sarebbe incommensurabile. Ma di chi è la colpa? Per Tagliente «le ragioni che stanno per portare a questa pesante crisi idrica chiamano in causa per reato di omissione il Consorzio di bonifica, la Sasi, la Regione e anche i Comuni», annota in un comunicato. A parere dell’esponente del centrodestra nei mesi passati sarebbe stato consentito lo sversamento delle acque senza trattenerle. «Nei mesi scorsi per ragioni a quanto sembra di contenzioso con la ditta appaltatrice, la diga è rimasta aperta e le acque non sono state accumulate nell’invaso. La conseguenza è che attualmente la diga di Chiauci contiene circa tre milioni di metri cubi d’acqua, un quantitativo a stento sufficiente a soddisfare il fabbisogno idrico fino alla fine di luglio. Non solo. Pare non siano stati pagati i collaudatori che quindi non hanno eseguito le procedure richieste dagli ispettori del Registro dighe di Napoli. Questi ultimi non hanno acconsentito quindi al consueto accumulo di 4 milioni di metri cubi di acqua». Il condizionale è d’obbligo. Nessuno conferma e nessuno spiega. Eppure quando il Centro in tempi non sospetti denunciò lo svuotamento dell’invaso, dalla Regione erano arrivate smentite e dichiarazioni tranquillizzanti. «L’inerzia delle istituzioni che non hanno preso consapevolezza del pericolo imminente ora mette a rischio l’intera comunità», accusa Tagliente. «A tutt’oggi nessun provvedimento è stato preso in materia di contenimento e di razionalizzazione delle risorse idriche disponibili. Valga come esempio di questa inconsapevolezza l’assenza per ferie del commissario regionale del Consorzio di bonifica, l’aquilano Sandro Annibali, alla riunione indetta lunedì scorso per un primo esame della difficile situazione e la totale evidente indifferenza al riguardo soprattutto dell’amministrazione comunale di Vasto, la più importante del territorio, che non si rende conto delle conseguenze drammatiche che potrebbero derivare alla salute dei cittadini ed all’ economia locale». Per Tagliente è urgente il coinvolgimento delle prefetture di Chieti e Campobasso, delle Regioni Abruzzo e Molise, dei Consorzi di bonifica di Vasto e Termoli, dei Consorzi industriali per l’Abruzzo l’Arap), del Coniv delle Asl, della Sasi. Lo stesso pensiero è condiviso dal presidente del Coniv, Arnaldo Tascione, che ha deciso di denunciare quanto accaduto anche alla Procura di Vasto. Le grandi industrie per il momento tacciono. L’agitazione invece comincia a sentirsi sulla riviera. Già domenica scorsa molti alberghi erano senz’acqua. Migliaia di cittadini chiedono una sola cosa: che venga individuato il responsabile.

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