Via Crucis per Rigopiano «Verità e più sicurezza»

Oltre 500 persone al corteo delle Acli per denunciare i drammi del lavoro Il grido dei parenti delle vittime: giustizia per Dino e gli altri, servono tutele
CHIETI. Giustizia, verità, speranza e sicurezza per tutti. È l’appello dei familiari delle vittime della tragedia di Rigopiano che è risuonato alla Via Crucis dei lavoratori di ieri pomeriggio. La manifestazione organizzata dalle Acli ha voluto dedicare una stazione ai 29 morti di Rigopiano, tra cui la coppia teatina Dino Di Michelangelo e Marina Serraiocco. I familiari delle vittime hanno innalzato in processione lo striscione del comitato Vittime di Rigopiano e il vessillo della Polizia di Stato di cui faceva parte Di Michelangelo e i cui rappresentanti hanno sfilato insieme al comitato. Con loro c’erano anche gli amici di Dino e Marina e i promotori dell’intitolazione del belvedere alla coppia scomparsa. Marcello Martella, papà di Cecilia, una delle dipendenti dell’hotel, ha letto l’appello alla giustizia. Tra i familiari, oltre ai Di Michelangelo, c’erano anche la moglie Emira dell’albergatore Roberto Del Rosso, Domenico Angelozzi ed Eleonora Brecciara, fratello e cognata di Sara Angelozzi e il marito Claudio Baldini, le famiglie Angelucci e Caporale, i genitori di Ilaria Di Biase, e il fratello e la cognata di Marinella Colangeli.
La Via Crucis è partita con la prima delle 14 stazioni in piazza San Giustino alle 18,30. Due ore dopo il corteo di oltre 500 persone è arrivato alla Trinità, guidato dall’arcivescovo Bruno Forte e accompagnato dal Coro del Miserere, diretto dal maestro Loris Medoro con l’orchestra diretta dal maestro Giuseppe Pezzulo. «Come ogni anno la Via Crucis dei lavoratori si snoda per le vie del centro divenendo una grande emozione personale e comunitaria», ha detto il responsabile delle Acli Mimmo D’Alessio, «la riflessione che a ogni stazione segue le letture bibliche scuote i cuori di chi vive o di chi conosce i problemi del lavoro, quello che c’è, quello che non c’è, quello precario, quello sognato e inseguito nella formazione».

