Via il tetto in eternit Ma dopo la bonifica l’area è nel degrado

12 Novembre 2017

Acqua e rifiuti tra le macerie del capannone crollato 11 mesi fa Il Comune: abbiamo fatto la nostra parte, intervenga il privato

LANCIANO. Il tetto in eternit del capannone era crollato lo scorso 17 gennaio a seguito della pesantissima nevicata che mise in ginocchio la città e l’intero Abruzzo. Da anni i residenti di via Brescia e via Per Fossacesia lamentavano la presenza del materiale pericoloso a pochissima distanza da abitazioni, balconi e strade molto frequentate e avevano fatto appelli, raccolte di firme e sollecitazioni alle varie istituzioni senza successo. La Asl, dietro l’insistenza dei residenti, aveva perfino effettuato un sopralluogo decretando tuttavia che le lastre di eternit non erano danneggiate e dunque non potevano sollevarsi frammenti e polveri pericolose per la salute umana. Ma la paura era rimasta. La neve arrivò a risolvere parzialmente il problema. Il crollo del tetto in eternit del capannone, che ospitava una palestra, aveva messo in allarme tutti, proprio per il pericolo della dispersione delle polveri, scongiurato dal peso dell’acqua e della neve ghiacciata. Asl e Comune, dietro l’interessamento del sindaco Mario Pupillo e dell’assessore all’ambiente Davide Caporale, avevano fatto un sopralluogo per poi avviare i lavori di bonifica delle lastre in eternit e il successivo smaltimento del materiale. Ci volle un mese per effettuare l’intervento. Ma a distanza di quasi un anno il disagio resta. Una volta eliminato l’eternit, infatti, il capannone è rimasto così com’era, sventrato e in balia delle intemperie. «La struttura si riempie d’acqua e di rifiuti, i ratti vi alloggiano a decine, così come gli insetti che non accennano a diminuire nemmeno con l’arrivo della stagione invernale», lamenta un residente, «è come se fosse una piscina a cielo aperto». Per gli abitanti di via Brescia e via Per Fossacesia il problema del degrado è ancora attuale, anzi peggio di prima. Dopo l’iniziale intervento di bonifica non è stato fatto più nulla. «La struttura appartiene a un privato», spiega Caporale, «compete a lui la rimozione dei calcinacci. Tutto ciò che era di competenza del Comune, data la presenza del pericoloso materiale, è stato fatto, oltretutto in tempi rapidi vista la delicatezza della situazione. Mi informerò se è possibile, come Comune, imporre al privato di ultimare la bonifica dell’area».
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