Via libera alla fusione targata Di Vincenzo

12 Maggio 2015

Con 26 sì e due no le Camere di Commercio di Chieti e Pescara si uniscono Determinante il ruolo di Confesercenti e Legnini, sconfitte Cna e Coldiretti

CHIETI. Di Vincenzo jr asfalta gli avversari con un cappotto ed esclama: «E' un momento storico per Chieti e Pescara». La fusione della discordia delle Camere di Commercio nel giorno del patrono finisce con un clima da volemose bene. Ma non è un miracolo e San Giustino non c’entra nulla. Il dietro le quinte spiega tutto: veleni, paure e debacle storiche. Tutto parte con Luigi Febo, candidato sindaco del centrosinistra che, qualche giorno fa, ha lanciato il guanto di sfida a Roberto Di Vincenzo, il pescarese neo presidente della Camera di Commercio di Chieti, chiamando in trincea, come fossero Crociate per difendere il campanile più che il Santo Sepolcro, anche gli altri candidati sindaco. E tutto finisce con Febo, ancora lui, che esce dalla Camera di Commercio all’ex Foro Boario, soddisfatto e sorridente: «Abbiamo vinto, oggi è solo il primo passo della fusione, Chieti manterrà la sede e il primo posto nella denominazione. Si chiamerà Camera di Commercio di Chieti e Pescara». Contento lui. In realtà, già da ieri, e dopo 151 anni, come dice Di Vincenzo, le due Camere di Commercio si sono fuse. La sede resta a Chieti, anche perché non c’erano alternative. Ma il cervello sarà pescarese. A deciderlo nel giro di sei mesi sarà un uomo chiave della struttura di Confindustria, Luigi Di Giosaffatte, che era presente all’ex Foro Boario per la storica fusione, già decisa da tempo ma messa a rischio negli ultimi giorni non dai frondisti della politica (leggi Febo, eccezionale protagonista di una vittoria che gli storici racconteranno come quella di Pirro) o da forti lobby dell’imprenditoria teatina, ma dal ruolo determinante di Confesercenti e di uno dei neo membri della giunta dal cognome importante, quel Lido Legnini che scegliendo la linea del sì ha fatto balzare i voti a favore della fusione da 22 a 26. Non è scontato ma anche chi, fino a qualche giorno fa, lanciava messaggi di guerra contro Di Vincenzo e, ieri pomeriggio, è tornato nell’ovile dei 26 sì, rischia comunque nelle prossime ore una diffida formale. Staremo a vedere. A votare erano in 28, i due che hanno detto no diventano di fatto i Panda della Camera di commercio. Letizia Scastiglia e Savino Saraceni cioè restano fuori dalla giunta. E la loro Cna ne esce a pezzi, come la Coldiretti. Ma quanto meno è rimasta coerente dal primo all’ultimo giorno di una maratona che ha fatto più di un caduto nel suo percorso a ostacoli. Ricordate qualche mese fa quando, ad ambire al dopo Di Lorenzo, correva Paolo Primavera? Ma torniamo al presente. «A breve sarà costituito un tavolo di confronto tra le Camere di commercio di Chieti e di Pescara composto da amministratori e dirigenti dei due enti in numero paritetico», dice Di Vincenzo che risponde a Febo & C così: «Abbiamo visto negli ultimi giorni una decisa reazione di alcuni candidati alla carica di sindaco di Chieti non sulle questioni di merito dell'accorpamento ma sui tempi del processo d’accorpamento che è stato chiesto fosse rinviato a dopo le elezioni cittadine. Ai candidati ho fatto presente che il processo è avviato e che cureremo con estrema attenzione il rapporto con le istituzioni (Comune, Provincia, Università) anche per arrivare, tra i vari progetti da mettere in campo, ad una rivitalizzazione del centro storico di Chieti». Certo, se già ieri il neo presidente avesse scoperto le carte rivelando il nome del super presidente che guiderà il grande carrozzone, Febo avrebbe sorriso un po’ di meno. E non è difficile intuire quel nome che, certamente, non sarà di Chieti. Daniele Becci è in pole. Onore infine a Saraceni che – come il protagonista di “Niente di nuovo sul fronte occidentale” impallinato da un cecchino nell’ultimo giorno di trincea – prima del voto arringa gli altri con questa frase: «Nessuno di voi può dire di conoscere con sicurezza i contenuti dei bilanci». I conti in rosso, non di Chieti, saranno infatti noti solo a giugno. Ma la fusione è passata prima.