Viadotto tra crepe e buche la frana arriva in consiglio

Otto mesi dopo l’allarme dei residenti, seduta sul ponte a rischio di via Gran Sasso Il M5S: servono controlli, non ci sono studi sulla stabilità della struttura e dei palazzi
CHIETI. «Avvallamenti sulla strada, buche, fessurazioni e deformazioni». Sono le «criticità strutturali» del viadotto Gran Sasso, il ponte con il cemento che si stacca con le mani: ormai, per accedere al viadotto si deve oltrepassare quasi uno scalino vicino al distributore di carburanti con auto, moto, camion e bus che saltano all’improvviso; dall’altra parte, ecco un altro «avvallamento» di almeno 30 centimetri con le crepe che dall’asfalto si allungano fino ai muri dei palazzi vicini. Arriva in consiglio comunale la frana della collina di Chieti tra via Don Minzoni, con il suo palazzo sgomberato, via Fontevecchia con i muri dei condomini solcati dalle crepe e via Gran Sasso con il ponte a rischio.
Dopo l’allarme contenuto nelle perizie commissionate dai residenti della zona risalenti al 30 maggio 2018 in cui si parla di «instabilità» della collina, il caso sarà discusso a distanza di 8 mesi nel consiglio del 22 gennaio prossimo, a partire dalle 8,30. A parlare della frana in aula saranno i consiglieri del M5S Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo, autori di un’interrogazione in cui chiedono «approfondite attività di verifica e di indagine relativa alla tenuta strutturale del viadotto Gran Sasso e di tipo geologico sul terreno sul quale insiste l’infrastruttura».
È la prima volta che il dissesto della zona è oggetto di un dibattito consiliare. Ma quel pericolo è noto: l’amministrazione Di Primio ha inserito il viadotto tra le strutture cittadine a rischio citandolo in un rapporto mandato al ministero delle Infrastrutture. «Il viadotto», così recita la relazione, «presenta notevoli criticità (in particolare in corrispondenza dei giunti). Si evidenzia il tratto viario lesionato e degradato, le armature ossidate per assenza di copriferro a causa di infiltrazioni d’acqua e il guard rail deformato. Il tratto pedonale, in un lato del viadotto, risulta interdetto al passaggio».
Ma, per via Gran Sasso, oltre alle condizioni del viadotto (il passaggio pedonale è chiuso da un anno per «motivi di sicurezza»), a fare paura c’è la frana che interessa il versante sovrastante: il cavalcavia si trova alla base di una collina che scivola lentamente verso valle. Lungo la vicina via Don Minzoni, il palazzo di 9 piani è ormai vuoto mentre, in via Fonte Vecchia, sono almeno altri 6 i fabbricati che devono fare i conti con le crepe. «Allo stato attuale», dice l’interrogazione del M5S, «non vi sono studi che possano escludere un’evoluzione del quadro di criticità strutturale già riscontrato o che abbiano accertato, con il dovuto grado di certezza, le cause dirette o indirette dei danni riportati dalle strutture, pubbliche e private». Argenio e D’Arcangelo sottolineano che gli unici studi disponibili sono dei privati: «Non risulta possibile, a causa dell’interessamento delle strutture ed infrastrutture pubbliche, che tali studi possano essere validamente commissionati dai privati».

