Viaggi in aereo e hotel a cinque stelle: «Primario corrotto dall’imprenditore»

La procura contesta nuovi episodi a Gabriele Di Giammarco, ex direttore di Cardiochirurgia già finito sotto processo: «In cambio di numerosi soggiorni in Italia e all’estero, ha fatto vincere una gara da 231mila euro ad Antonio Pellecchia»
CHIETI. Dall’hotel di lusso a pochi passi dalla porta di Brandeburgo al cinque stelle al centro di Praga. Dalle notti in un resort di Kyoto, l’antica capitale del Giappone, a quelle in un albergo di Parigi, vicino alla cattedrale di Notre Dame. E poi costosi voli in aereo, anche intercontinentali. Secondo la procura di Chieti, i viaggi e i soggiorni di Gabriele Di Giammarco, pescarese di 65 anni, all’epoca dei fatti primario della cardiochirurgia dell’ospedale Santissima Annunziata, sono stati pagati dal teramano Antonio Pellecchia, 59 anni, amministratore dell’omonima azienda che commercia prodotti medicali. In cambio, il noto docente avrebbe impedito il regolare svolgimento di un appalto della Asl Lanciano Vasto Chieti per l’acquisto di ferri chirurgici, favorendo l’aggiudicazione della gara all’amico imprenditore dopo aver compiuto «una pluralità di atti contrari ai suoi doveri d’ufficio». Ora entrambi rischiano di finire sotto processo con l’accusa di corruzione e turbata libertà degli incanti per episodi avvenuti da ottobre 2013 a luglio 2017.
L’INCHIESTA BIS
Il pubblico ministero Giancarlo Ciani ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio: l’udienza preliminare, davanti al giudice Andrea Di Berardino, è in programma il 17 maggio. Si tratta di un’inchiesta bis, condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Chieti, dopo quella sfociata nel processo tuttora in corso di fronte al tribunale teatino con imputati proprio Di Giammarco, Pellecchia e altre cinque persone per un presunto giro di «corruzione sistemica» andata avanti dal 2011 al 2019.
LE ACCUSE
In base alle accuse, tutto ha avuto inizio il 1° ottobre 2013, quando Di Giammarco ha chiesto l’avvio della procedura negoziale per l’acquisto di quattro kit di ferri per chirurgia coronarica e altrettanti cestelli per la sterilizzazione. Dopo l’arrivo di due offerte, il primario ha omesso di dare risposta alla lettera dell’Unità operativa “governo dei contratti e delle forniture” con cui si richiedeva l’attestazione di conformità del materiale: in questo modo, avrebbe impedito «la conclusione dell’iter amministrativo, precludendo l’aggiudicazione della gara». Ma con una comunicazione del 2 aprile 2014, sempre secondo le contestazioni della procura, Di Giammarco ha sollecitato una nuova procedura per l’acquisto degli stessi tre kit chirurgici, questa volta argomentando la richiesta in modo più dettagliato rispetto alla prima. Da quel momento in poi, il primario avrebbe operato «in modo tale che le procedure amministrative per l’approvvigionamento dello strumentario chirurgico non si completassero sino a quando l’unica offerente fosse risultata essere la società Pellecchia». Fatto sta che la Asl si è ritrovata a pagare due forniture di ferri identici: una alla ditta dell’imprenditore teramano, per un totale di 231.217,39 euro, e un’altra di 78.000 euro (più Iva) a una società che aveva partecipato alla gara ed era stata esclusa, salvo poi vincere un ricorso in tribunale e ottenere il pagamento della fattura dall’azienda sanitaria.
VIAGGI E SOGGIORNI
Come contropartita, sostiene l’accusa, Di Giammarco è stato «remunerato da Pellecchia, il quale ha eseguito esborsi in suo favore, assicurandogli plurimi soggiorni in Italia e all’estero, nonché acquisti di beni, per un valore complessivo dal 2013 al 2016 di 16.911,62 euro». Nell’elenco delle «utilità» contestate ci sono 13 biglietti aerei e una serie di soggiorni in hotel di Berlino, Praga, Parigi e Kyoto. Non solo: sono spuntati anche i pagamenti per il noleggio di un’autovettura all’aeroporto di Bologna e per l’acquisto di due libri.
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