Viaggia col proiettile, nessuno se ne accorge

13 Settembre 2015

Canosa Sannita, il racconto di un architetto tra aerei ed Expo: l’ogiva non segnalata dai metal detector

CANOSA SANNITA. Gira con un’ogiva di un proiettile nel marsupio che porta con sè su due aerei e addirittura nei padiglioni dell’Expo di Milano, ma nessuno ai controlli della sicurezza se ne accorge. È una storia un po’ bizzarra, ma che dovrebbe far riflettere, quella che l’architetto Bambino Nino Carinci racconta al Centro. Tutto è partito da una normale giornata di lavoro in un cantiere tra Canosa Sannita e Crecchio, dove Carinci il 1° settembre scorso ha trovato l’oggetto in questione. Volendolo tenere con sè, l’ha raccolto e dimenticato nel suo borsello. Il giorno successivo l’uomo aveva in programma una visita all’Expo e così è andato all’aeroporto di Pescara, dove aveva prenotato un biglietto per il volo che lo avrebbe condotto nel capoluogo lombardo. L’architetto aveva con sè anche quel marsupio al cui interno giaceva l’ogiva. Come se nulla fosse, i Carinci ha superato tutti i consueti controlli di sicurezza che si ripetono prima dell’imbarco, seppur nel suo borsello giacesse quel reperto dimenticato, non individuato dai metal detector e dai responsabili della sicurezza stessa. La storia si è ripetuta anche all’ingresso dell’Expo, dove i protocolli sono molto simili a quelli degli aeroporti. Nemmeno qui, però, qualcuno si è accorto di quell’ogiva.

E poi ancora, nel volo di ritorno da Bergamo a Pescara: stesse procedure di sicurezza, stessa routine e nessuno ha fatto caso all’oggetto. Solo dopo essere tornato a casa, l’architetto Carinci si è ricordato dell’ogiva. «La prima riflessione è stata: ma se mi avessero fermato con questo materiale in aeroporto, che cosa avrebbero creduto?» ha commentato l'uomo. «Poi ho pensato di aver preso due aerei e di essere entrato all’Expo tra metal detector e rigidi protocolli di sicurezza. Eppure questa ogiva è passata indisturbata».

Da qui l’architetto di Canosa Sannita ha deciso di esporre la vicenda al nostro quotidiano: «La mia non vuole essere una polemica, bensì una riflessione che possa essere costruttiva», ci tiene a specificare. «Facciamo tanto per la sicurezza, come d’altronde è giusto che sia, però poi bisogna badarci. Non può non essere visto ai controlli un elemento tanto riconoscibile come la punta di un proiettile».

Ed allora, in base alla sua testimonianza diretta, Carinci si chiede: «Sono veramente efficaci i protocolli attuati?» (a.s.)

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