«Vidi quell’auto volare giù dal cavalcavia»

Parla in aula l’unica testimone dell’incidente in cui morirono Vittoria Aristone, 10 anni, e la madre
CHIETI. «Ho visto una macchina prima in aria e poi volare dal cavalcavia». Filomena Balice, originaria di Serracapriola, in provincia di Foggia, è l’unica testimone oculare dell’incidente d’auto di Ortona – avvenuto il 31 maggio del 2014 sull’autostrada A14 – in cui sono morte la piccola Vittoria Aristone, 10 anni, e la mamma Emanuela Morosini, 39. Alla guida della Volkswagen Golf c’era il capofamiglia, il bancario Angelo Aristone, ora 46enne: da quel giorno ridotto su una sedia a rotelle, è sotto processo per duplice omicidio colposo. Una tragedia che ha colpito l’intero Abruzzo: quella degli Aristone è una famiglia molto nota a Pescara perché titolare della storica pellicceria Caponord. A distanza di quasi 6 anni dallo schianto, Balice parla davanti al giudice Guido Campli, al pm d’aula Sergio Di Feliciantonio e all’avvocato Sabatino Ciprietti, difensore dell’imputato, ieri assente. «Ero in macchina con una mia amica», racconta la donna, «e viaggiavo verso sud. All’improvviso, all’uscita di una curva, ho visto una macchina in aria e poi precipitare dal ponte. No, non ho assistito al momento dello schianto. Dopo qualche secondo, ho accostato sulla corsia di emergenza: mentre io attivavo i soccorsi con il cellulare, la mia amica cercava di segnalare con le mani il pericolo agli altri automobilisti, perché sulla carreggiata erano rimasti il motore della macchina volata giù dal ponte e alcuni pezzi dell’auto».
Un altro automobilista, invece, è transitato qualche istante dopo lo schianto: «Ero sulla corsia di sorpasso quando mi sono trovato davanti un motore d’auto: ho provato a evitarlo, ma non ci sono riuscito e l’impatto ha squarciato due pneumatici».
Secondo l’accusa, per «colpa consistita in imprudenza, imperizia e negligenza nonché violazione delle norme sulla circolazione stradale in materia di velocità», l’auto sulla quale si trovava la famiglia Aristone, all’altezza del viadotto Riccio I, dopo aver urtato per due volte lo spartitraffico in cemento, ha superato il guardrail precipitando per una sessantina di metri nel vuoto. L’allora comandante della polizia autostradale di Città Sant’Angelo, l’ispettore Sabatino Pulcini, precisa in tribunale: «La strada era bagnata e la velocità dell’auto non era proporzionata allo stato dei luoghi. In base ai nostri rilievi, comunque, il guardrail non è stato abbattuto ma scavalcato dalla Golf». La difesa di Aristone, invece, sostiene come l’imputato viaggiasse rispettando i limiti di velocità e che la colpa vada individuata nel guardrail che non ha retto all’impatto ed è stato sfondato. Ma già due anni fa il gup del tribunale di Chieti, disponendo il rinvio a giudizio di Aristone, ha deciso per il non doversi procedere – perché il fatto non sussiste – nei confronti del direttore del Settimo tronco autostrade, inizialmente indagato per concorso in omicidio colposo.
Sempre ieri, su richiesta della difesa (anche il pm ha dato parere favorevole), il giudice Campli ha disposto una perizia sulla Golf: nell’udienza di lunedì prossimo verrà affidato l’incarico all’ingegner Gianfranco Di Giovanni. L’esame potrebbe essere decisivo per accertare la velocità dell’auto. (g.let.)
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