Villa Elce dice no a 30 immigrati

Da giorni nell’ex Rsa si montano letti a castello. I residenti: «Qui non c’è nemmeno un bar»
LANCIANO. «Non ci sono le condizioni, soprattutto logistiche, per ospitare immigrati nell’ex residenza anziani. Non ci sono le condizioni ideali né per loro e né per noi. In questo luogo isolato ci sono solo case, costruite a fatica dopo anni. Non c’è un bar, un centro di aggregazione. Ci sono solo due autobus del servizio urbano per Lanciano, uno la mattina e il secondo che torna alle 19. Null’altro. Cosa farebbero qui tutto il giorno?». Sono le domande e le preoccupazioni dei residenti di Villa Elce, contrada alle porte di Lanciano, che da martedì sono alle prese con la notizia che circa una trentina di immigrati arriveranno in una ex pizzeria posta sulla strada provinciale di Villa Elce, quella che porta verso la Val di Sangro. Una di quelle notizie che ultimamente si rincorrono in molti paesi e città, e che dividono perché sull’argomento ci sono mille pensieri e riflessioni, ma con cui Lanciano non ancora si confrontava.
Sul territorio cittadino non ci sono ancora centri che ospitano extracomunitari. L’ex Rsa di Villa Elce, gestita da un privato che ha un altro centro di accoglienza immigrati nel vastese, sarebbe la prima struttura, come confermato dall’assessore che ha la delega ai rapporti con le contrade, Davide Caporale. «Finora se ci sono state richieste per ospitare immigrati da parte dei privati il Comune non può saperlo. Il privato fa domanda per accogliere i profughi direttamente al prefetto senza passare per il Comune. Che, al momento, dell’arrivo degli immigrati non sa nulla».
«Come può un Comune ignorare un fatto del genere?», chiedono invece i residenti che si sono riuniti in un comitato, «arrivano trenta o più immigrati e non si analizza nemmeno se il luogo che deve accoglierli è idoneo per farlo. Secondo noi non lo è». E sono compatti i circa 90 residenti, molti ultrasettantenni, alcuni diversamente abili preoccupati soprattutto per come vivranno le persone che saranno ospitate e che non si sa se sono profughi.
Non c’è nulla nella contrada: nè un bar, un pub, un punto dove possono trascorrere le giornate. «L’ex residenza dove da giorni abbiamo visto dei movimenti, come la sistemazione di letti a castello», riprendono i cittadini, «è inoltre a due metri dalla strada provinciale, trafficatissima, non ha spazi adeguati all’aperto, cosa farebbero lì tutto il giorno? Abbiamo paura che, dopo giorni senza far nulla, possano protestare, come è accaduto in altre città. Le nostre case sono a pochi metri dalla residenza: ci saranno controlli? O saremo costretti a fare ronde notturne?».
I residenti vogliono incontrare il prefetto Antonio Corona, che nei mesi scorsi aveva comunicato che 1.000 profughi sarebbero arrivati in tutta la provincia, a cui consegneranno anche una raccolta firme. Vogliono chiarezza. «Il prefetto è l’unico che può dare risposte a questi cittadini», chiude l’assessore Caporale, «l’amministrazione comunale saprà dell’eventuale arrivo degli immigrati quando il prefetto, prima di inviarli, ci chiederà l’agibilità e l’abitabilità dell’edificio e alla Asl la verifica del rispetto delle norme igienico-sanitarie dell’ex Rsa».
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