Villa Santa Maria, padre e figlio vendevano auto rubate

Condannati a tre anni e sette mesi di reclusione. Tra le vittime anche il Comune di Quadri: comprò un mezzo per i rifiuti
VILLA SANTA MARIA. Avrebbero venduto e comprato auto e furgoni che erano provento di furti e riciclato i pezzi in modo da ostacolarne l’identificazione: sono stati condannati per ricettazione e riciclaggio in concorso Sebastiano Falco Di Pietro, 67 anni, e Carmine Di Pietro, 36, padre e figlio residenti a Villa Santa Maria. Il collegio del tribunale di Lanciano -presidente Cleonice Cordisco, a latere Marina Valente e Vincenzo Chielli- ha condannato i due a tre anni, sei mesi e 20 giorni di reclusione, 917 euro di multa e interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Sono stati, invece, assolti per la ricettazione di un automezzo e Carmine Di Pietro anche per la ricettazione di una Fiat Punto.
Assolti ampiamente gli altri imputati, Piero Del Corso, 49 anni, di Roio del Sangro, e Guglielmo Colangelo, 39, di Fallo; per un quinto imputato, nel frattempo deceduto, si è deciso il non luogo a procedere. Si è chiuso così il processo relativo alla ricettazione e al riciclaggio di auto e furgoni rubati, nato da un’inchiesta dei carabinieri di Villa Santa Maria, guidati dal maresciallo Fabio Di Toro Mammarella, e coordinati dalla Procura. I militari, nel marzo 2012, avevano posto i sigilli all’autofficina DipiCar e sequestrato quattro auto e diversi altri mezzi al termine di una serie di controlli: i veicoli erano risultati rubati. Per l’accusa, sostenuta in aula dal procuratore Rosaria Vecchi, i Di Pietro avevano una Fiat 500 e una Opel Agila rubate a Pescara nel 2009 e nel 2010; una Audi A6 rubata nel 2008 in Campania e la centralina elettronica e altre parti smontate di una Audi A 4 cabrio, pure rubata nel 2009. Da qui l’accusa di ricettazione in concorso.
Ma dalle indagini, e come evidenziato dall’accusa, i due avrebbero anche contraffatto telai, cambiato o eliminato le targhette di identificazione di cambio e ponte posteriore degli autocarri, asportato codici identificativi di pezzi di ricambio, tutto per ostacolare l’identificazione dei mezzi. Il riciclaggio sarebbe avvenuto su una Audi A6 otto autocarri. Nei sequestri è incappato persino il mezzo della nettezza urbana del Comune di Quadri: il compattatore Iveco era stato regolarmente acquistato dai Di Pietro, ma aveva i numeri di motore, cambio e ponte posteriore diversi da quelli della casa costruttrice. Anche Del Corso aveva acquistato due mezzi, da Colangelo, che «stante l’esiguità del prezzo in rapporto alla qualità e allo stato di conservazione», doveva sospettare fossero rubati: accusato di “acquisto di cose di sospetta provenienza”, è stato assolto. I giudici hanno anche disposto la riconsegna delle auto ai legittimi proprietari e la confisca degli altri beni. Annuncia ricorso in appello Angelo Manzi, legale di Sebastiano Falco Di Pietro.
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