Violenta il compagno di cella: a processo

Dalle minacce per la spesa alle botte per le resistenze alle umiliazioni sessuali. Il 48enne è accusato anche di estorsione
ORTONA. Una storia di paura, sopraffazione e abusi che racconta uno spaccato inquietante di vita dietro le sbarre. Un detenuto di 48 anni – di cui omettiamo il nome per tutelare l’identità della vittima – è stato rinviato a giudizio dal giudice Enrico Colagreco, su richiesta della pm Marika Ponziani, con l’accusa di violenza sessuale su un compagno di cella trentenne, mentre su di lui grava un’inchiesta bis per presunte estorsioni ai danni dello stesso. Secondo il racconto della vittima, tra settembre e ottobre del 2024, nel carcere di Chieti, tutto è iniziato con continue intimidazioni e richieste forzate di fare la spesa. Il trentenne sostiene infatti che gli venisse imposto di acquistare pizzette e cornetti che servivano all’altro detenuto in occasione dei colloqui con i propri familiari. Quando si rifiutava, racconta di essere stato picchiato o minacciato. Proprio questo filone è ora oggetto di un altro procedimento con l’ipotesi di estorsione.
Ma è il capitolo delle presunte violenze sessuali quello che ha portato al rinvio a giudizio. Sempre secondo la ricostruzione fornita dalla vittima, il quarantottenne ha più volte approfittato della convivenza forzata in carcere per compiere gesti estremi a sfondo sessuale senza alcun consenso. In un’occasione, i fatti sarebbero avvenuti mentre il trentenne era seduto a pranzo. In altre circostanze, sempre secondo il racconto della persona offesa, ha messo in atto comportamenti sempre più invasivi, pretendendo pratiche umilianti e degradanti, accompagnate da minacce di violenze fisiche qualora non fossero state assecondate, anche verso gli affetti più cari. La vittima descrive un contesto di costante terrore. «Tanto so dove stanno i tuoi familiari, ci penso io», sarebbe una delle frasi minacciose che, secondo il suo racconto, gli venivano ripetute. E ancora: «Ti spacco e se lo dici in giro ti ammazzo».
Minacce che, sempre secondo la denuncia, lo avrebbero indotto a vivere in uno stato di continua soggezione, temendo conseguenze sia per sé sia per la propria famiglia, facendolo sprofondare in una spirale di terrore. Il detenuto sostiene inoltre che ogni rifiuto fosse seguito da aggressioni. Racconta di essere stato colpito con pugni e, in almeno un episodio, anche con il bastone di una scopa. Sempre secondo la sua versione, il quarantottenne avrebbe esercitato una forte influenza su altri detenuti, contribuendo ad alimentare il clima di intimidazione, fino a condurlo in bagno affinché venisse percosso. La vittima ha raccontato anche di essere stato costretto ad assistere a scene di autoerotismo praticate dal quarantottenne, mentre lo stesso guardava film pornografici salvati su una chiavetta Usb.
Molti racconti delle angherie subiti sono suffragati da testimonianze di altri detenuti, che hanno ascoltato urla e lamenti provenire dalla cella occupata dalla vittima e dal suo “aguzzino”. Altre dichiarazioni, concordanti, sono state acquisite durante le indagini da detenuti che hanno riferito di aver ricevuto confidenze dalla vittima, notando segni evidenti ed ecchimosi sul suo corpo, causate dall’indagato. Ora il procedimento per violenza sessuale entrerà nella fase dibattimentale davanti al tribunale di Chieti, mentre proseguono separatamente gli accertamenti sull’ipotesi di estorsione legata alle richieste sotto minaccia di pizzette e cornetti. La vittima, assistita dall’avvocato Melania Navelli, si è costituita parte civile.
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