Violentata a 17 anni dai familiari «È stata bravissima a denunciare»

Il caso della ragazza che ha segnalato sofferenze e umiliazioni al numero di Emergenza infanzia 114 Di Santo (Emily Abruzzo): devastante che chi avrebbe dovuto proteggerla sia diventato il carnefice
VASTO. L’eco delle presunte violenze e degli abusi subiti fra le mura domestiche da una diciassettenne extracomunitaria è arrivato fino al Paese d’origine, dove si trova in questo periodo il padre della ragazzina per motivi di lavoro. L'uomo ha saputo di essere indagato dal suo legale, l'avvocato Raffaele Giacomucci. Si è detto stupito e pronto a chiarire. Lui insieme alla moglie è accusato di aver sottoposto la figlia a vessazione fisiche e morali. Ancora più grave l'accusa rivolta al primogenito dell'uomo. Stando alla denuncia della vittima, il fratello maggiore l'avrebbe costretta a subire abusi sessuali. Il gip del tribunale di Vasto, Anna Rosa Capuozzo, comunicherà presto alla parte lesa la data in cui verrà fatto l'incidente probatorio per cristallizzare le eventuali prove della colpa. La ragazzina, allontanata da casa dal Tribunale per i minorenni, è ospite in questo periodo di una Casa famiglia. Nel corso della escussione agli organi inquirenti, la ragazzina ha ripetuto le accuse ai genitori e raccontato gli abusi subiti dal fratello che è maggiorenne. Di lui si occuperà il tribunale di Vasto.
Tanti i messaggi di solidarietà inviati alla ragazza. «È stata bravissima a denunciare», commenta la professoressa Teresa Di Santo, presidente dell'associazione Emily contro la violenza alle donne, «attendiamo fiduciosi l'esito delle indagini. Certo è», riflette la docente, «che il mondo diventa ogni giorno più violento. L'aggressività e i comportamenti violenti sono sempre più frequenti. Quando i figli denunciano membri della propria famiglia il fatto è ancora più devastante. Pensare che chi avrebbe dovuto proteggere quella ragazza è diventato il suo carnefice è terribile. Notizie come questa rafforzano la convinzione che l'associazione Emily Abruzzo deve intensificare gli incontri di informazione e prevenzione nelle scuole».
Fortemente preoccupata l'avvocato Giuseppina Fabretti, specializzata in Diritto di famiglia e vicepresidente di Emily. «Siamo davanti», evidenzia il legale, «all'ennesimo caso di violenza fra le mura domestiche da parte di membri della stessa famiglia della vittima. La propria casa è sempre più spesso una prigione da cui le donne non riescono a fuggire. Bisogna prendere atto che purtroppo esiste un sommerso di sofferenza. La legge per combattere la violenza familiare però c'è. Quanto più possibile è giusto far sapere alle vittime che possono ricorrere ad associazioni e sportelli di ascolto in grado di fornire loro sicurezza. Le vittime sono spesso smarrite e frustrate da un profondo senso di solitudine e smarrimento. È importante convincere tutte le donne che subiscono violenza che non sono loro che devono vergognarsi».
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