Violenze sulla figlia: condannato a 7 anni

13 Marzo 2024

Il padre incastrato da un disegno fatto dalla bimba nel corso dell’udienza davanti alla psicologa incaricata dal tribunale

CHIETI. Sette anni di carcere per violenza sessuale aggravata sulla figlioletta. È la condanna inflitta dal tribunale di Chieti (presidente Guido Campli, giudici a latere Morena Susi e Maurizio Sacco) a un uomo di 39 anni, di cui non indichiamo il nome per tutelare l’identità della piccola vittima. L’imputato dovrà anche risarcire la parte civile, ovvero la madre della bambina: l’importo sarà quantificato in separata sede. Il sostituto procuratore Marika Ponziani aveva chiesto 12 anni di reclusione. A occuparsi delle indagini sono stati i poliziotti della seconda sezione della squadra mobile di Chieti, specializzata nei reati contro la persona e ai danni di minori.
La premessa per ricostruire la vicenda è che la bimba, dopo la separazione dei genitori, vive con la madre nel nord Italia. Gli atti sessuali, stando a quanto riferito dalla minore, sarebbero avvenuti nell’agosto del 2019, quando lei è tornata in provincia di Chieti per trascorrere un periodo delle vacanze in compagnia del papà. A distanza di qualche mese, però, mentre si trovava a casa con la madre, la piccola ha rivelato di essere stata abusata dal genitore. Dopo il comprensibile choc iniziale, la donna si è affidata a una struttura specializzata nell'intervento psicologico e medico in caso di abusi sessuali e maltrattamenti su minori. A quel punto è stata allertata anche la questura del comune di residenza, poi la competenza è passata a Chieti. La bambina è stata ascoltata durante l’incidente probatorio, ovvero uno strumento processuale per cristallizzare prove, da utilizzare poi durante il dibattimento, che l’incedere del tempo e il mutare di circostanze e persone potrebbero mettere a rischio. All’attenzione del giudice sono finiti anche alcuni disegni fatti dalla bambina e considerati significativi dalla psicologa nominata come perito.
«Pur trattandosi di un processo prettamente indiziario», dice l’avvocato Antonello Peroglio, difensore di parte civile, «è stato dato il giusto peso al racconto fornito dalla bambina, che ha trovato numerosi riscontri nelle prove testimoniali».