«Vittoria alla grande, 23 in maggioranza»

30 Settembre 2020

Febbo torna tra gli applausi e dà la carica ai suoi: ho un caratteraccio ma sui numeri non sbaglio

CHIETI. «Ho un caratteraccio, è vero, ma difficilmente mi sbaglio sui numeri: vinceremo alla grande». Mauro Febbo torna nel centrodestra tra gli applausi e parla a tutto campo.
Chi fatto un passo indietro: Fabrizio Di Stefano o lei?
«Tutti e due, altrimenti un accordo non si può raggiungere. Ma, guardi, c’è un equivoco di fondo».
E sarebbe?
«Io e Di Stefano ci conosciamo bene e ci telefoniamo spesso, magari ultimamente non ci siamo visti di persona ma il nostro rapporto è sempre stato sincero. Poi, tutti e due usiamo toni forti perché crediamo in quello che facciamo e, a volte, soprattutto quando ci si crede tanto, ci si mette anche il petto ma non ci sono mai stati screzi».
È un’alleanza per ricompattare il centrodestra?
«L’obiettivo è dare alla città di Chieti il miglior sindaco possibile e su questo non si discute: è Di Stefano. Noi parliamo di programmi per la città; dall’altra parte parlano di altro. Ma la riflessione che dovrebbero fare i cittadini di Chieti è un’altra: se malauguratamente dovesse vincere Diego Ferrara, gente che ha preso 46 voti si ritroverebbe a fare l’assessore. Quindi, quelli che sono stati bocciati dalla città – perché 29, 46 o 65 voti sono una bocciatura – si ritroverebbero alla guida di Chieti. Io, Mauro Febbo, dal niente ho creato una lista che ha preso l’8%; il Pd ha preso il 6%».
Durante l’amministrazione uscente, i suoi consiglieri comunali si sono fatti sentire costringendo la maggioranza ad annaspare in acque agitate: accadrà ancora?
«Senza fare l’apparentamento, toglieremo consiglieri alla minoranza e la maggioranza sarà più forte: ci saranno i miei due consiglieri e, forse, anche Bruno Di Iorio. Quindi, quello che è accaduto nella passata amministrazione non succederà più: sarà una maggioranza blindata. Qualcuno dice che io ho attaccato l’amministrazione uscente per i 15 milioni di debiti: se io e Fabrizio ci mettiamo insieme a lavorare come sappiamo fare tutti e due, il problema di 15 milioni di debiti lo risolviamo subito. Quando ho fatto l’assessore alle finanze ho trovato 70 milioni di debiti».
A proposito dei 15 milioni di debiti: come va con il sindaco Umberto Di Primio?
«Abbiamo due caratteri forti e non ci mandiamo a dire niente: lui sa che non condivido certe posizioni. Per esempio, la funicolare: noi non la vogliamo. Ma se qui non si riesce a tenere aperta la scala mobile del terminal bus come si fa a pensare alla funicolare? Con 13 milioni meglio farci altro, per esempio i parcheggi in centro e a Chieti Scalo, ma dobbiamo deciderci in fretta. Con l’amministrazione uscente non sono riuscito a colloquiare: da assessore regionale alla cultura stavo organizzando la promozione della Settimana santa e il Venerdì santo di Chieti è uno dei riti più importanti di tutti in Abruzzo, ma agli incontri non si è presentato mai nessuno. Con Fabrizio, invece, avrò non una ma due porte aperte».
Ma Febbo non ci ha mai pensato a candidarsi a sindaco di Chieti?
«Lo avrei fatto ma, 18 mesi fa, mi sono presentato alla Regione e, a differenza di altri, io non sono un nominato scelto a Roma: oltre 7mila persone mi hanno votato. Adesso, io sono più utile alla mia città restando alla Regione: attività produttive, cultura e turismo sono le deleghe più importanti. Gestisco centinaia e centinaia di milioni».
Lei si è autosospeso da Forza Italia per appoggiare Di Iorio. È vero che potrebbe andare a Fratelli d’Italia?
«FdI sarebbe la mia casa: nel simbolo c’è la fiamma e io ho cominciato a fare politica a 12 anni con il Movimento sociale. Quando la gente parla di Febbo si dovrebbe sciacquare la bocca e fare chapeau. Avevo un negozio di generi alimentari in città e i comunisti me l’hanno distrutto due volte. Ma io ho un debito di riconoscenza verso Silvio Berlusconi: grazie a lui ho fatto il consigliere, il presidente della Provincia, l’assessore regionale. Però resto di destra».
Mai dire mai e mai dire sempre: non si dice così?
«Eh, ma io non tradisco».