Vive da “fantasma” per 40 anni, adesso inizia la seconda vita

Madre di 6 figli senza cittadinanza riesce a regolarizzarsi grazie all’impegno di una suora e di un avvocato teatino
CHIETI. Era un fantasma per il Comune di Chieti, figlia di altri due fantasmi andati via dalla Jugoslavia alla fine degli anni Settanta per cercare fortuna in un’altra terra. Fadila Salkanovic era una “signora nessuno”. Anche se vive in Italia dal 1984, da quando al governo c’erano Craxi e il pentapartito della Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli: era un’invisibile, senza cittadinanza e senza diritti. Come i suoi 6 figli. Poi, nel suo peregrinare per tentare di sposarsi, ha incontrato una suora e un avvocato e, all’età di 40 anni, ha “conquistato” la sua nuova condizione: il tribunale dell’Aquila, con una pronuncia del giudice Ciro Riviezzo, l’ha dichiarata apolide e, a breve, diventerà cittadina italiana.
«Fadila è nata ad Amburgo il 18 febbraio del 1981 e abita in Italia da 37 anni. Vive a Chieti da tanto e i suoi figli frequentano regolarmente le scuole cittadine», racconta l’avvocato Giuseppe Orsini, «ma nonostante questo era come un fantasma. Faccio un esempio», dice ancora il legale, «se a Chieti gli alberi della villa comunale sono tutti schedati e sottoposti a un regime di protezione, lei non era affatto censita e non aveva alcuna tutela: insomma, valeva meno di un albero spoglio. Con il riconoscimento dell’apolidia, è trattata come un rifugiato: è importante perché può fare una domanda al Comune, chiedere una casa popolare all’Ater, firmare un contratto. E presto potrà avere diritto alla cittadinanza italiana».
Il ricorso in tribunale, con la controparte del ministero dell’Interno costituito in giudizio, si fonda sulla forza che tutto muove: l’amore. Quando nel 2016 Fadila e il suo compagno, già apolide, hanno deciso di sposarsi ecco che si sono ritrovati in un vicolo cieco. Un matrimonio impossibile perché una “signora nessuno” non si può sposare. E il matrimonio sarebbe rimasto impossibile se non fosse stato per la caparbietà di suor Annarita Alessandrì, referente del centro Santa Luisa a Chieti Scalo. Suor Annarita ne ha parlato con l’arcivescovo Bruno Forte e ha chiesto una deroga per Fadila: è arrivato così il via libera per il matrimonio canonico, celebrato il 6 maggio del 2017 nella chiesa della Trinità. Nozze che però non hanno valenza civile: nel gioco dell’oca della burocrazia, Fadila si è ritrovata ferma alla stessa casella, quella di una nuova attesa. Suor Annarita allora ha pensato di affrontare la questione da un altro punto di vista: ha chiesto un consiglio legale ed è iniziata la trafila giudiziaria con l’avvocato Orsini schierato contro l’avvocatura dello Stato.
L’ordinanza del giudice si muove intorno a dei punti fermi: Fadila è figlia di un bosniaco e di una croata ed è nata ad Amburgo; dopo tre anni, nel 1984, via dalla Germania e l’arrivo in Italia. «Certamente non è cittadina tedesca», recita l’ordinanza, «dalla carta d’identità italiana risulterebbe che ella è bosniaca ma, in realtà, è anche provato dal certificato anagrafico prodotto che Fadila non è iscritta nelle liste dei cittadini bosniaci». E poi, dice il giudice, «non è affatto provato che il padre fosse cittadino bosniaco o che la madre fosse cittadina croata. Poiché è certo che i genitori, al momento della dissoluzione della ex Jugoslavia, erano da molti anni residenti all’estero, essi non avevano titolo per ottenere la cittadinanza del relativo Paese». Quindi, visto che i genitori senza cittadinanza non hanno trasmesso niente alla figlia, il giudice conclude così: «La domanda della ricorrente va accolta». Fadila non è più un fantasma.

